Primavera 2008

 

EFFEMERIDE - EPHEMERIS :  Con questo vocabolo s’intende un lunario, diario, almanacco, resoconto, descrizione particolareggiata di un fatto, come pure una raccolta di dati necessari per l’esecuzione dei calcoli nautici per ottenere la posizione della nave in mare aperto.

Presentiamo, con cadenza stagionale, una “Effemeride” riguardante qualche momento prezioso rappresentato nel nostro Museo.

 

L’Effemeride equinoziale ci rappresenta un bastimento famoso: la nave “Narcissus”.

 

Costruita in ferro nel 1876 a Glasgow nel Cantiere di R. Duncan, aveva le seguenti caratteristiche: lunghezza, mt. 71,67; larghezza, mt. 11,31; puntale (altezza stiva), mt. 6,71; stazza Tonn. 1.349.

Nel 1899 passò in proprietà dell’armatore camoglino Lazzaro Bertolotto che, per fortuna, non cambiò il nome della nave, come era usanza, in uno più tipico e nostrano come ad esempio Baciccia, ma conservò il nome Narcissus, e questa è stata una vera buona sorte. Qualche camogliese prospettò con malignità (ma la malignità, nelle nostre latitudini, spesso si avvicina alla verità) la possibilità che il nome sia stato mantenuto soltanto per non incorrere nella spesa del pittore per il cambio del nome.

 

 

 

 

Ma questa scelta, malgrado tutto, si è risolta in una ulteriore vera fortuna perché nel frattempo il cittadino Joseph Teodor Konrad Nalecsz Korzeniowski aveva deciso di diventare marinaio e dopo molte vicissitudini,  ufficiale di mare e poi scrittore di fatti di mare tra i più famosi a livello mondiale. Nato il 3 dicembre 1857 a Berdicczew, nell’Ucraina occidentale, a parecchie centinaia di chilometri dal mare ed abbastanza vicino alla Polonia, il nostro scrittore fu dunque ucraino di nascita, polacco di origine e russo di nazionalità; questa situazione un po’ complessa avrà un notevole peso sul suo animo sensibile, tanto da farlo sentire perennemente un senza patria, anche dopo aver ottenuto la prestigiosa nazionalità inglese. Cambiò il suo ostrogoto nome in Joseph Conrad e s’imbarcò prima come mozzo e marinaio su diversi bastimenti e poi, come ufficiale sul Narcissus. Nel 1900 scrisse un romanzo che intitolò “Il Negro del Narcissus”, che narra la vita di un marinaio negro chiamato James Wait, intenzionato a fingersi ammalato per non dover lavorare, e nello stesso tempo guadagnare la paga.

Nel romanzo possiamo trovare pagine di vivo, palpitante racconto di cose di mare come: “…un maroso enorme, schiumeggiante uscì dalla nebbia; diritto verso la nave, mugghiando ferocemente, minaccioso e sgomentante nella sua corsa come un pazzo armato di scure. Alcuni si arrampicarono, gridando, su per il sartiame; i più, trattenendo il fiato convulsamente si irrigidirono nelle loro posizioni. Singleton ficcò i ginocchi sotto la ruota del timone e con cura levò barra al forte beccheggio della nave, ma senza perdere d’occhio l’onda che avanzava. Essa si levò vicinissima e torreggiante, come una muraglia di vetro verde crestata di neve. La nave si alzò alla sua altezza come si librasse sulle ali e per un istante si cullò sulla cresta schiumosa come un grande uccello marino…”

 

   

CAP. LAZZARO BERTOLOTTO

 

Naturalmente, sotto la bandiera camogliese il brigantino ebbe vita più tranquilla e viaggi meno fortunosi, tanto che navigò senza problemi fino al 17 Gennaio 1907, partito da Saint Louis du Rhone diretto a Talcahuano in Cile con un carico di gesso. A Capo Horn incappò in una violenta tempesta e dovette, per le gravi avarie riportate, ripiegare penosamente su Rio de Janeiro, che raggiunse il 19 maggio successivo. Fu dichiarato “relitto” e venne perciò “abbandonato” alla Società Assicuratrice, la Mutua Assicurazione marittime Cristoforo Colombo di Camogli, presso cui il Narcissus era assicurato per 93.700 lire.

Seguì uno strascico giudiziario che si risolse in questi termini: “la Società Assicuratrice contestava la legittimità della dichiarazione di abbandono della nave, che invece venne pienamente riconosciuta dalla Corte d’Appello di Torino, con tutte le condizioni, in favore dell’armatore Bertolotto.

Rientrato in Italia, il veliero fu disalberato ed adibito a pontone nel porto di Genova.

Nel 1917 fu riarmato e col nome di “Iris” venne iscritto al dipartimento marittimo di Rio de Janeiro dove, il 14 gennaio 1922 venne a collisione con un'altra nave e affondò. Ricuperato ancora una volta, tornò a navigare finché, nel 1925, il suo proprietario fallì. In tale frangente la nave, che fu nota nel mondo come “Narcissus”, non ce la fece proprio a sopravvivere e dovette rassegnarsi alla demolizione dopo ben cinquant’anni di vita, un vero record.

 

   

Da notizie pervenute dal Cap. Carlo Gatti la polena risulta attualmente conservata nel porto di Mystic, nel Connecticut, mentre nel nostro Museo è conservato il cronometro che segnava il tempo di Greenwich a bordo del Narcissus.

Si tratta di uno strumento costruito a Londra nel 1850 da Joseph Simmons, un gioiello di tecnica realizzato in ottone con sospensione cardanica. Ha un diametro di cm. 12,5 e un’altezza di 7, racchiuso nella sua custodia di mogano con doppio coperchio. Il quadrante delle ore porta anche un quadrantino dei secondi, un indicatore di carica e il numero di matricola. Il prezioso cronometro è stato recentemente rimesso in ordine dalla ditta Francesco Fuselli di Genova per conto di “Fedarlinea”, è regolarmente funzionante e segna con esattezza il tempo di Greenwich. Ogni mattina il nostro Custode volontario Gino Anselmi, preciso esecutore di ordini, non dimentica di dare, con cura e attenzione, la carica giornaliera al cronometro. Riteniamo che ormai sia uno dei pochi, se non il solo Uomo destinato nel mondo a questo incarico.

 

   

 

Lazzaro Bertolotto, uomo di grande conoscenza ed interesse della scienza della navigazione, fu per molto tempo professore di Astronomia all’Istituto Nautico di Camogli. Inoltre, fu il principale promotore dello spostamento del Nautico da Recco a Camogli: riuscì a convincere i Maggiorenti di questa Città a mettere a disposizione dell’Istituto le aule nel palazzo del Comune (Per la precisione: tre aule, matematica, lettere, navigazione e astronomia e sala professori a pianterreno, le altre all’ultimo piano) ed inoltre a finanziare, con una cospicua quota, l’Istituto Nautico stesso.

Negli anni successivi, nello spazio tra il Municipio e il palazzo Pitti, il Comune fece costruire un “albero di manovra” simile in tutto a un vero albero di bastimento a vele, attrezzato di pennoni e relativi marciapiedi, di sartie complete e relative griselle per salire a riva, arrivando in coffa passando dal “foro del gatto”, o meglio arrampicandosi per le sartiole.

L’albero era una specie di “simulatorem ante litteram”, ed è sintomatico che a quei tempi lontani si fosse già pensato a garantire la sicurezza degli allievi, mentre oggi, malgrado il gran parlare e i tanti professionisti che studiano questa scienza, non si sia ancora trovato un sistema altrettanto funzionale.

Il Comune aveva dato prova di un grande interesse per la preparazione, oggi si direbbe per la formazione, degli Allievi dell’Istituto Nautico dando loro la possibilità di salire a bordo, dopo il diploma, con la necessaria preparazione e sicurezza.

Il Professore di Attrezzatura Gio Batta Schiaffino, detto “Baciccia da Posta” era uso ricordare ai ragazzi: “quando salite a riva dovete sempre trovarvi in “vita” in modo da non correre pericoli, ricordandovi sempre che i piedi e una mano possono essere a disposizione del barco, ma l’altra mano, quella buona, la destra, quella deve essere per voi, per la vostra pelle e per vostra Madre”.

 

 

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