EQUINOZIO D'AUTUNNO 2009

 

IL "SISTEMA DELLE CARATURE"

 

In questo Equinozio d’autunno vogliamo portare all’attenzione dei nostri lettori il “Sistema delle carature”,  che tanto benessere portò a Camogli e alla sua gente, specialmente nella seconda metà dell’800, sino ai primi anni del ‘900.

Il sistema aveva carattere cooperativistico in quanto permetteva di distribuire guadagni e perdite tra più soggetti (caratisti) dando così la possibilità agli abili Armatori camogliesi di costruire un gran numero di velieri, di tonnellaggio sempre maggiore, con caratteristiche nautiche di notevole levatura.

Ci siamo resi conto come questo sistema, di cui tutti a Camogli conoscevano il semplice meccanismo in ogni dettaglio, stia lentamente abbandonando la memoria collettiva, sino ad essere pressoché sconosciuto ai giovani, anche se impegnati in attività marinare; ci pare quindi giusto parlarne in questa rubrica del “sito” del nostro Museo,  che ha proprio lo scopo di mantenere viva la storia bella della nostra Città.

Ecco cosa scrive il Comandante Pro Schiaffino, profondo conoscitore della materia per la sua passione di storico della marineria camogliese, per i 32 anni di direzione di questo Museo, ma soprattutto per essere discendente di un’antica famiglia di armatori e grandi Capitani di velieri di Camogli.

Brigantino a palo NILO Costruito a Genova Sestri Ponente nel 1867

 Materiale di costruzione:  quercia

Cantiere : F.lli Cadenaccio – Armatore:  Ferrari G.B.

Lunghezza:  mt. 37,10 – Larghezza mt. 9,34

 Pescaggio a pieno carico mt. 4,87. – Tonnellate di registro 428

“…..pensiamo sia importante ricordare come sia stato accumulato dagli armatori di Camogli il grosso capitale investito nei bastimenti a vela nel periodo che va dalla fine del ‘700 ai primi del ‘900, quando la navigazione a vapore si affermò definitivamente su quella a vela.

Con la spedizione di Bonaparte in Egitto assistemmo a un cambio di comportamento dello Stato Francese che si dichiarò disposto a rimborsare gli armatori, naturalmente pagando con ‘assegnati’, per le perdite avvenute durante la spedizione: 23 bastimenti camogliesi affondati su un totale di 26.  Gli armatori venuti in possesso, con qualche difficoltà dei rimborsi, costruirono bastimenti molto veloci e di poco pescaggio, adatti a eludere il blocco inglese e, nello stesso tempo, instaurarono il grande ‘sistema delle carature’: il valore del bastimento veniva diviso in ventiquattro parti ognuna delle quali veniva chiamato carato, a sua volta divisibile in mezzo, quarto e ottavo di carato.  L’armatore copriva soltanto la metà del capitale distribuendo la rimanente parte tra i caratisti, cercando di favorire il Capitano, lo scrivano, il nostromo e altri marinai, che diventavano comproprietari del bastimento e, se i guadagni erano buoni, potevano portare, dopo alcuni viaggi, il Capitano a diventare a sua volta armatore, e gli altri dell’equipaggio a comprarsi la casa e a far studiare i figli, da Capitano di mare, naturalmente.

Praticamente, in tal modo tutto il paese beneficiò di questo momento favorevole, e il numero di bastimenti aumentò in modo considerevole.

Lo stesso fenomeno si presentò in seguito, in occasione della spedizione francese in Algeria nel 1819, con un ulteriore aumento di guadagno.

Anche per la spedizione in Crimea, anno 1853, si ebbero le stesse opportunità e gli stessi favolosi guadagni; si racconta che il nolo, compenso per il viaggio, superasse a volte il valore della nave e che i vari caratisti potessero beneficiare di enormi guadagni. …..”

Nel nostro Museo sono conservati numerosi documenti originali relativi alla vendita e all’acquisto di carati di vari bastimenti; si tratta talvolta di veri e propri atti notarili, ma per la maggior parte la cessione di uno o più carati avveniva con scrittura privata, segno della fiducia e dell’onestà delle parti interessate.

       Per inciso, abbiamo potuto rilevare, dalla lettura del giornale “Lussino” (Foglio della Comunità di Lussinpiccolo)  che lo stesso fenomeno si verificava anche a Lussinpiccolo, capoluogo dell’arcipelago delle Isole del Quarnaro, appartenenti nel periodo considerato all’Impero Austroungarico, dove dalla fine del ‘700 agli inizi del ‘900 esisteva una vivacissima marineria, con attività e tradizioni molto simili a quelle di Camogli; qui però, a differenza di quanto avvenuto nella nostra Città, i carati venivano distribuiti nell’ambito familiare dell’armatore, venendo così a costituire delle vere e proprie dinastie armatoriali, che sono sopravvissute anche dopo l’annessione dell’Istria e delle Isole del Quarnaro all’Italia, alla fine del primo conflitto mondiale.

 La grande epopea della marina camogliese si spegne nei primi anni del 1900, con il rapido passaggio dalla propulsione a vela a quella meccanica; gli armatori camogliesi non sanno cogliere la nuova grande sfida e, rapidamente, si sfalda la solida economia che aveva portato lustro e ricchezza alla Città.

P.fo ANTONIETTA BOZZO (ex Fort Wedderburne). Liberty Canadese costruito a Vancouver nel 1942 – Lungh. 134,51 mt. – Largh. 17,40 – Pescaggio a pieno carico mt. 8,21 mt. – Portata lorda tonn. 10.330 – Motrice a triplice espansione; potenza HP 2.500 - Velocità 10,5 nodi.  Demolito a Vado nel 1965

Camogli, da città di armatori, diventa fucina di Capitani e Macchinisti che continuano a percorrere con onore tutte le rotte del mondo.

Alcuni armatori camogliesi  affrontano però la nuova avventura delle navi a propulsione meccanica e, nel periodo tra le due guerre, sono presenti nella marina nazionale con una piccola flotta di navi transoceaniche, sulle quali continua, anche se in tono minore, il sistema delle carature.

Ancora dopo il secondo conflitto mondiale operano tre armatori di Camogli e l’ultima nave camogliese sulla quale sopravvive il sistema delle carature è il Piroscafofo ANTONIETTA BOZZO,  dell’armatore “CAP. GIUSEPPE BOZZO FU LORENZO (Rissetto), un liberty canadese, costruito nel 1942 a  Vancouver e demolito a Vado nel 1965.

Naturalmente una pratica così diffusa ha dato vita a molte storie, alcune sfortunate,  poche per la verità, considerando la notevole diffusione di un certo benessere e sicurezza economica raggiunta dai nostri concittadini nel XIX secolo, altre belle ed esaltanti.

Vogliamo qui ricordare una vicenda che ha un po’ il sapore di “leggenda metropolitana”,  in quanto non sono mai stati rinvenuti documenti che ne confermino l’autenticità, anche se il passaggio verbale tra le generazioni non si è mai interrotto.  Si racconta infatti che Giuseppe Garibaldi possedesse uno o due carati del brigantino “DITTATORE GARIBALDI”, dell’armatore camogliese Giovanni Razetto (Poixetto), e la cosa è tanto più verosimile se si considera la stretta amicizia e la reciproca stima che legava Garibaldi e Razetto, comprovata da una fitta corrispondenza e dallo scambio di doni tra i due personaggi; olio d’oliva, acciughe salate, frutta secca da Camogli per Caprera e formaggi, carciofi, agnelli sulla rotta inversa.

Brigantino DITTATORE GARIBALDI costruito a Genova Sestri nel 1861

Lunghezza: mt. 29,60 – Larghezza mt. 8,53 - Pescaggio a pieno carico mt. 4,87 – Tonn. di Registro 307

E proprio da questa amicizia nasce il rapporto di stima e interesse che ha sempre legato Garibaldi alla nostra Città, nato dall’affetto che legava il “Generale” a Simone Schiaffino, l’alfiere dei Mille, consolidato con l’amicizia dell’armatore Razetto e dall’apprezzamento e dalla stima che Garibaldi , Capitano di mare, nutriva per i Capitani e la marineria camogliese, tanto da definire “Camogli, paese modello” in una cartolina, scritta di suo pugno al Sindaco, conservata nel nostro Museo.

Durante la stesura di queste brevi note, abbiamo rinvenuto, quasi per caso, un articolo del noto giornalista genovese Giovanni Ansaldo che, nel lontano 18 febbraio 1924, scriveva sul giornale “Il Liberale”:

“Nessuna gente di mare soffrì, come l’italiana e genovese (particolarmente la camogliese –n.d.r.), delle trasformazioni tecniche dell’industria dell’armamento navale. Il trapasso dal periodo velico, dal sistema delle carature e dal patriarcalismo armatoriale, alle navi in acciaio, alle società anonime di Navigazione legate alle banche, e alla fase del grande armamento, segnò, non solo una crisi di tonnellaggio e di posizione relativa nella marina mondiale, ma una crisi di spiriti. ….”

E ancora, dopo una attenta analisi storica ed economica del fenomeno: “ Il mondo, io temo, non vedrà mai più italiani così sani di spirito, così appassionati per il loro mestiere, come gli equipaggi velici di Camogli o di Meta di Sorrento, che ci diedero, senza accorgersene, la seconda marina del mondo. Col sistema delle carature si avevano delle navi che erano delle vere cooperative paesane, perché non soltanto l’armatore, ma il costruttore, il veliere, il tozzellaio, il nostromo, il dispensiere, quei che provvedeva i legni o fabbricava i cavi, vi avevano un interesse diretto. …..Ora, dubito che nessun Consiglio di fabbrica riesca  ridarci qualche cosa che somigli allo spirito della aristocrazia di bassa prua: l’ultima specialissima forma  di aristocrazia manuale, artigianesca, in cui degli italiani abbiano trovato appagamento.”

 

Qua sotto, un esempio di scrittura privata dell'epoca.

Per agevolarne la lettura l'abbiamo trascritta a fianco

 

La presente privata Scrittura da valere come se fosse atto Notarile Io sotto scritto nella mia qualità di Armatore dichiaro, e confesso interes (abbreviazione di “interessamento” rilevato da documenti analoghi.- n.d.r.) di caratti due e mezzo caratti in ventiquattro nel Briche Barcha Nazionale nominato NILO di tonelate 444,50/100 costrutto per conto proprio in Spoturno sotto la sorveglianza del costrutore Giobatta Cadenaccio.

Li sig.ri Giuseppe e Domenico e Prospero Ferrari del vivente Nicollo domiciliati in Camogli del quale ne ho ricevuto il suo amontare in diverse rate durante la costruzione del supra  detto Bastimento cossì convenuto fra anbi le parti lire italiane sedicimilla trecento settantacinque compreso la colonna di lire seicento venticinque per la sua quota. Resta in mia facoltà come Armatore di farli intraprendere qualunque viaggio dritta e sinistra promettendo alla fine di ogni viaggio dare esatti conti ed il risultato dei medesimi.

Costo del bastimento per caratti 2 e ½        L.       15750

Quota della colonna             “                                     625

Tottale costo                                                    L.    16375

 

Camogli li 26 9bre 1867.

 

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