SOLSTIZIO D'INVERNO - 21 Dicembre2009

IL “NASTRO AZZURRO” - THE “BLUE RIBBON”

 

All’inizio degli anni trenta, l’Italia contadina e artigiana, terra di emigranti, con un alto tasso di analfabetismo, attanagliata dalla crisi economica mondiale, ebbe un momento di grande orgoglio e, forse per la prima volta, dopo la vittoria nel primo conflitto mondiale, gli italiani sentirono forte il sentimento nazionale e poterono guardare senza l’atavica  soggezione i popoli delle grandi potenze europee; Francia, Germania, Inghilterra.

Il transatlantico “Rex”

Il 16 agosto 1933 il REX, la splendida nave costruita interamente in Italia, da maestranze italiane, aveva conquistato il “Nastro Azzurro”, il simbolo mondiale di indiscussa capacità industriale e manageriale, coprendo la traversata da Gibilterra e New York in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti, alla velocità media di 28,92 nodi.

Il precedente record apparteneva alla nave tedesca “Europa”.

 

E’ interessante vedere come si giunse alla competizione per il conseguimento del “Nastro Azzurro”, che rappresentava certamente una sfida tecnologica, ma soprattutto era motivo di propaganda commerciale tra armatori che dovevano far fronte a una notevole concorrenza, su rotte ormai molto battute.

Le prime competizioni si ebbero agli inizi dell’800 sulla rotta del te, predominio dei velieri olandesi e inglesi per poi spostarsi intorno alla metà del secolo sulle rotte atlantiche che congiungevano l’Europa, il continente tecnologicamente più avanzato, con l’America del Nord di cui si intravedeva chiaramente l’inarrestabile, rapido sviluppo.  Ad aumentare l’interesse commerciale su questa tratta era anche il forte movimento migratorio che coinvolgeva tutte le nazioni europee.  Con l’avvento delle costruzioni in ferro furono varati velieri con tonnellaggio sempre maggiore, un maggior numero di alberi e una superficie velica impensabile sino a pochi anni prima.  Anche le sistemazioni per i passeggeri furono notevolmente migliorate, anche se le condizioni degli spazi destinati agli emigranti risultavano sempre molto spartane.

Gli armatori di questi “alcioni del mare” non badavano a spese per reclamizzare la velocità delle traversate, che rimanevano però sempre condizionate dal favore dei venti.

Il Piroscafo “Sirius”

Anche  gli armatori italiani si impegnarono su queste  rotte e, una nave camoglina, l’Eurasia,  degli armatori G. Mortola & Bozzo, al comando del Capitano Francesco Olivari, compì spesso traversate  record sulle rotte del Nord Atlantico e del Pacifico

 

Ma una nuova era stava per iniziare nella storia della marineria. Dopo secoli di navigazione a remi e a vela faceva la sua apparizione la propulsione meccanica, dapprima relegata a piccoli scafi adibiti ai servizi portuali o a brevi tratte costiere sino a che, nel 1838, il piroscafo a ruote “Sirius”, della British American Company, compì la prima traversata oceanica con 40 passeggeri a bordo, impiegando 18  giorni e 10  ore alla media di 6,7 nodi.

Si può quindi considerare, in linea puramente teorica, che il primo “nastro azzurro” fu conquistato da questa nave.

Fu però  un primato veramente effimero perché, solo cinque ore dopo il suo arrivo, entrava nel porto di New York il piroscafo Great Western,

Il piroscafo “Great Western”

della società di navigazione concorrente Great Western Steamship Company, che partita dal porto di Bristol con 120 passeggeri ben quattro giorni dopo il “Sirius,  aveva compiuto la traversa  in 15 giorni e 10 ore alla media di 8,66 nodi; non solo, ma il Great Western, al Comando del Cap. James Hosken, giunse a destinazione con ancora 200 tonn. di carbone nella stiva, mentre il Comandante della Sirius era stato costretto a ordinare ai suoi macchinisti di bruciare buona parte dell’arredamento in legno della nave per completare  il viaggio.

La grande sfida tra i piroscafi da passeggeri sulle rotte del Nord Atlantico era iniziata anche se ancora molti erano i problemi da risolvere. Innanzi tutto quello del rifornimento di combustibile che, con l’aumentare della potenza delle motrici, richiedeva l’imbarco di enormi quantità di carbone e, di conseguenza, notevoli spazi per lo stivaggio, che venivano sottratti alla portata utile della nave.

Fu necessario ricorrere a navi di stazza sempre maggiore,  favorita da tecniche in continuo miglioramento nei grandi cantieri inglesi in rapida espansione.

Il Piroscafo “Scotia”

( il primo ad inalberare il Blue Ribbon)

Anche la propulsione a elica stava ormai sostituendo la propulsione a ruote,  dimostratasi inadatta alla navigazione in condizioni meteorologiche avverse, molto frequenti nelle traversate del Nord Atlantico, senza contare la rumorosità e il notevole ingombro.

Mente di questa inarrestabile modernizzazione fu senz’altro l’ingegnere inglese Isambard K. Brunel che, dimostrando una notevole capacità progettuale, in pochi anni giunse alla costruzione del piroscafo “Great Britain” che può essere considerata la prima nave “moderna”, nella storia dei transatlantici di linea.

Ormai gli armatori utilizzavano i record conquistati nelle traversate atlantiche dalle loro unità, anche se ancora non formalmente ufficializzati, per dare la massima pubblicità  ai propri servizi e battere la concorrenza che si faceva sempre più agguerrita.

Il Transatlantico “City of Paris”

A formalizzare la sfida furono gli stessi armatori internazionali che nel 1860 stabilirono le regole e i criteri per l’assegnazione del record, prendendo in considerazione la media viaggio in nodi e non il tempo assoluto, in quanto diversi erano i porti di partenza e destinazione. Furono anche stabilite due categorie, una per le traversate dall’Europa all’America, “Westbound”, e l’altra per quelle in senso opposto ,”Eastbound,” anche se fu sempre il viaggio Westbound a essere tenuto nella maggiore considerazione, probabilmente per una questione emotiva che legava questa traversata a quella “prima”, compiuta da Cristoforo Colombo.

Il simbolo prescelto, da assegnare al transatlantico più veloce, fu un nastro azzurro” (Blue Ribbon) da innalzare sull’albero maestro e il primo a fregiarsene fu il piroscafo inglese “Scotia”, della Cunard Line Company, che lo conquistò nel 1863 e lo mantenne sino al 1872.

Il primo transatlantico a conquistare il nastro azzurro superandola velocità media di 20 nodi fu il “City of Paris” della Compagnia Inglese “I&I” nel 1899,

Il transatlantico “Queen Mary"

mentre i 30 nodi furono raggiunti dal “Queen Mary” che,  nel 1936, compì la traversata in 4 giorni, 0 ore e 27 minuti.

Nel 1935 il politico inglese Harold K. Hales, proprietario della “Hales & C. Inc.”, donò uno splendido trofeo in oro e smalto da consegnare al Comandante della nave detentrice del “Nastro Azzurro”, stabilendo anche regole precise per la conquista della coppa.

L’Hales Trophy fu consegnato per la prima volta al nostro Comandante Francesco Tarabotto , che due anni prima aveva conquistato il primato con la turbonave “Rex”; solo pochi mesi dopo però il trofeo passò al Comandante del “Normandie” che superò il record del “Rex”  il 3 giugno 1935, compiendo la traversata da Bishop Rock al battello fanale di Ambrose alla media di 29,98 nodi.

Attualmente il nastro azzurro e l’Hales Trophy appartengono alla turbonave “United States”, il primo transatlantico di linea varato in un cantiere degli Stati Uniti,  che il 15 luglio 1952 compì la traversata alla media  di 34.51 nodi.

In tempi piuttosto recenti sono stati fatti alcuni tentativi per strappare il “nastro azzurro” agli Stati Uniti; nel 1990 la nave HSC Hoverspeed “Great Britain” compie la traversata in 79 ore e 54 minuti, superando, di fatto, il record della “ United States”. Tale record non viene però ufficialmente riconosciuto perché la nave ha effettuato tre rifornimenti durante la traversata, oltre a non essere una nave passeggeri in servizio di linea.

 Il Transatlantico “United States”

Nel 1992 la nave italiana “Destriero” stabilisce un nuovo primato, completando il viaggio in sole 58 ore e 34 minuti, ma anche questo record, quasi incredibile, non viene riconosciuto in quanto l’unità, pur compiendo la traversata senza soste per il rifornimento, non trasporta passeggeri in servizio di linea. Inoltre il “Destriero” ha effettuato il viaggio veloce nella traversata “Eastbound”.

Dopo aver riportato a grandi linee la storia del “nastro azzurro” parliamo ora in maniera più dettagliata del nostro “Rex”, l’unico transatlantico italiano ad aver conquistato l’ambito trofeo, il 16 agosto 1933.

Commissionato dalla “Navigazione Generale Italiana” ai Cantieri Navali di Sestri Ponente (allora Ansaldo), fu varato il 1° agosto 1931 dal re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena.  Nello stesso giorno i Sovrani inaugurarono a Camogli la “Casa di Riposo per la Gente di Mare Amm. Bettolo”.

Caratteristiche principali del Rex:

Il transatlantico “Rex”

Stazza lorda:         tonn.   51.061

 Lunghezza f.t.:    mt.      268,20

Larghezza f.o.:     mt.      29.50

Potenza max.       hp.      136.000   Potenza indicata alla consegna:   hp.123.890

Velocità massima alle prove: 28,20 nodi  (sulla base misurata di Portofino)

Il viaggio record iniziò  con la partenza da Genova il 10 agosto 1933, al comando del Cap.S.L.C. Francesco Tarabotto, per New York.  Il percorso  di 3.181 miglia tra Gibilterra e il battello faro Ambrose fu coperto in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti , alla media di 28,92 nodi, strappando il primato al transatlantico tedesco “Europa”.

Il “Rex” fu accolto sia a New York che a Genova, nel viaggio di ritorno, dove giunse inalberando uno splendido nastro azzurro lungo 29 metri (quanti erano i nodi della sua eccezionale media-viaggio), da una folla entusiasta e incontenibile; una vera esplosione di gioia!

Il record resistette sino al 3 giugno 1935, quando venne superato dal francese “Normandie” con una media di 29,98 nodi.

Tra i nostri documenti abbiamo il telegramma che la Società “Navigazione Generale Italiana” (poi Società Italia) inviò per l’occasione a tutte le sue Agenzie sparse nel mondo:

“RXNBS366 55 CNT QNS = TO NEW YORK NY 16 465P 1933 AUG 16 OUR AGENTS = ITALIAN SUPER – LINER REX TODAY SMASHED ALL ATLANTIC SPEED RECORDS THEREBY CAPTURING BLUE RIBBON STOP TIME GIBRALTAR TO NEW YORK 4 DAYS 13 HOURS 58 MINUTES STOP AVERAGE SPEED 28.92 KNOTS STOP BEST DAYS RUN 736 MILES AT AVERAGE SPEED 29,61 KNOTS STOP ITALIAN LINE”.

 Il Comandante

Vittorio Olivari

Il “Rex” rimase sulla linea del Nord America sino al 1940, riscuotendo sempre un grande successo tra i passeggeri, per l’eleganza del suo arredamento, la professionalità dell’equipaggio, l’ottima cucina internazionale, ma sopratutto italiana; si può affermare che tutte le personalità più in vista del mondo politico, intellettuale, scientifico e artistico di quel periodo storico, fecero a gara per effettuare almeno una traversata su questa unità.

Alternò ai viaggi di linea alcune crociere,  in quanto poteva essere sostituito sulla rotte per il Nord America dal transatlantico “Conte di Savoia”, pressoché gemello, entrato in esercizio nel 1936.

Nella primavera del 1940, poco prima dell’entrata in guerra, nel secondo conflitto mondiale, il Rex fu militarizzato e assegnato alla  Marina Militare per essere trasformato in portaerei, ma il progetto non fu mai realizzato.

La nave fu soprattutto adibita a nave ospedale per il trasporto di feriti dal Nord Africa all’Italia.

Il “Rex” fu incendiato e affondato nel 1943 da aerei inglesi,  in vicinanza delle coste dell’Istria. 

La vicende del “nastro azzurro” sono legate al nostro Museo da due reperti che ci hanno permesso di trattare l’argomento in questa rubrica.

Modello del "Sirius"

Il Comandante Francesco Tarabotto fu rilevato, quando ancora la nave era in possesso del primato, dal Comandante camogliese Vittorio Olivari del quale conserviamo la foto in uniforme, sul ponte del “Rex”, il berretto e le insegne, donate dai suoi familiari.  Inoltre nel nostro Museo esiste un modello (scala 1/30) del piroscafo “Sirius”, varato in Inghilterra nel 1837 con le seguenti caratteristiche: lunghezza mt.47,36, larghezza mt. 11,50, stazza lorda tonn.700, potenza hp.300.

Dalle nostre ricerche pare che questo sia l’unico modello esistente in Italia; un modello a scala maggiore si trova nel Museo Marittimo Nazionale d’Irlanda a Dun Laoghaire.

Il nostro modello del “Sirius” è sistemato in una bacheca con quello del “Conte di Savoia”, nella stessa scala 1/30, costruito esattamente 100 anni dopo, per dare risalto all’enorme sviluppo che si è verificato nelle costruzioni navali nel periodo a cavallo del XIX e XX secolo.  Dal piccolo piroscafo a ruote, con 300 hp di potenza che aveva impiegato oltre 18 giorni a compiere la prima traversata atlantica, alla splendida turbonave italiana che, con i suoi 130.000 hp di potenza,  poteva raggiungere l’America in meno di 5 giorni.

 

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