SOLSTIZIO D'ESTATE - 20 Giugno 2012

 

 

TRATTATO DELL’USO ET DELLA FABBRICA DELL’ASTROLABIO

 

In questo solstizio tratteremo un argomento non prettamente marinaro, anche se strettamente legato al nostro Museo.

La nostra biblioteca tecnico-nautica, ricca di oltre 2.500 volumi, molti dei quali rari e relativamente antichi, conserva anche un “cinquecentino” in ottime condizioni e particolarmente interessante.

Si tratta del “Trattato dell’uso et della fabbrica dell’astrolabio”, entrato a far parte della biblioteca nel 1970, donato dal Direttore del Museo, Cap. Attilio Bertolotto, del quale abbiamo già avuto modo di parlare in altri capitoli delle effemeridi.

Il volume, regolarmente catalogato, non aveva suscitato  particolare interesse, fino ad essere quasi dimenticato, tanto che il tomo più antico della biblioteca era sempre stato considerato il “Portolano del Mediterraneo”, opera di  Vincenzo Coronelli, genovese, cosmografo della Serenissima Repubblica di Venezia, stampato nel 1698  ed esposto in una vetrina della sala due.

Di recente Margherita Gasparini, la laureanda in storia moderna che ha scelto di fare il suo tirocinio presso il nostro Museo, ci ha fatto notare l’importanza di questo volume, stampato a Firenze nel 1569 dall’Editore Giunti, tanto che abbiamo ritenuto di presentarlo, con il patrocinio della Città di Camogli, alla XIV Settimana della Cultura, nella naturale sede del Museo, il 14 aprile 2012.

Il libro, rilegato in carta pecora ancora in buone condizioni, non porta alcuna iscrizione in copertina, mentre la legenda sul dorso “USO Dell’Astrolabio” pare scritta a mano.

Molto interessante invece il frontespizio, nella seconda pagina del volume,  ben curato e impresso chiaramente, che  riporta il testo che segue:

 

TRATTATO

DELL'VSO

ET DELLA FABBRICA

DELL'ASTROLABIO.

Di F. Egnatio dell'Or. di S. Domenico.

CON L'AGGIUNTA DEL PLANISFERIO

DEL ROIAS.

 

 

ALL'ILLUSTRISS. ET REVEREN.

S. DON FERDINANDO CARDINAL

DE MEDICI.

 

 

 

 

In Fiorenza appresso i Giunti.

M. D. LXVIIII

 

CON LICENZA ET PRIVILEGIO.

 

Al centro è riportato un bello stemma che raffigura il globo terrestre, circondato da motivi floreali, sormontato da una corona; nel  globo terrestre sono  inseriti altri sei piccoli globi, sul più alto dei quali sono disegnati tre piccoli gigli di Firenze. L’’Asia e l’Africa sono tracciate con buona precisione e nel cartiglio posizionato sotto il mappamondo è riportata per tre volte la parola “Kosmos”.

      Tra le pagine del “trattato” abbiamo trovato diversi fogli di appunti del Cap. Attilio Bertolotto, che ci danno la certezza che per la costruzione della bella sfera armillare, donata al Museo ed esposta in un’apposita vetrina, si sia attenuto strettamente alle istruzioni dell’antico testo, eventualità che ce lo rende ancora più prezioso.

      Inoltre, sempre del Cap. Bertolotto, abbiamo ritrovato nel  libro un foglietto scritto a macchina con la seguente ricerca sull’autore del “trattato”:

“Danti. Famiglia di dotti ed artisti perugini, il cui vero cognome fu Rainaldi.

Ignazio Danti

Danti Ignazio. 1540/1586. Vescovo di Alatri. Domenicano. Fece lavori astronomici e geografici per Cosimo I de’ Medici e per Papa Gregorio XIII. Primo tra i moderni prese a costruire un gnomone nella Chiesa di Santa Maria Novella in Firenze, e sulla facciata della medesima fece il quadrante solare di marmo che ancora si vede, secondo il sistema di Tolomeo. Disegnò una meridiana in San Petronio a Bologna, rispettata anche dal Cassini quando vi costruì la sua. Dipinse nella Galleria Vaticana le carte geografiche dell’Italia.

Scrisse oltre al trattato sull’astrolabio ‘Le scienze matematiche ridotte in tavole’, ‘Anemoscopium’, una versione con commento della prospettiva di Euclide”

“ Edizione originale. Il primo trattato in lingua italiana sull’astrolabio.

22 figure nel testo.”

 

 

Il volume, diviso in cinque parti, è formato da 232 pagine di testo delle quali 194 sono dedicate all’uso dell’astrolabio e 38 alla sua costruzione, oltre a 1 pagina relativa agli “Errori fatti nella stampa” e a  7 pagine  di indice delle materie trattate, molto particolareggiato.           

Johann Gutemberg

Stampato poco più di un secolo dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili, questo volume colpisce per la nitidezza dei caratteri e per la precisione tipografica delle illustrazioni e delle tabelle, e ha rappresentato per Margherita  l’occasione di  un’attenta analisi sull’importanza e il  fenomeno della rapida espansione in Europa, e  in Italia in particolare, dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, nel corso della presentazione del libro in occasione della XIV Settimana della Cultura.

La Bibbia di Gutemberg

L’invenzione di Johann Gutenberg, (Magonza 1393/1403? – 1468), è fatta risalire al 1455, anno in cui viene stampata con i nuovi tipi la Bibbia in latino di 1282 pagine (conosciuta come B42). Gli esemplari di questa Bibbia a noi pervenuti sono 49; ognuno è una copia unica, in quanto rubricata e miniata a mano. 

Il procedimento della stampa di Gutenberg consisteva nell’allineare i singoli caratteri in  modo da formare una pagina, che veniva cosparsa d’inchiostro e pressata su un foglio di carta o pergamena. L’innovazione consisteva nella possibilità di riutilizzare i caratteri; fino ad allora veniva usata la tecnica della xilografia che usava matrici di stampa incise su un unico pezzo di legno, che poteva essere usato solo per stampare la stessa pagina, sino alla rottura della matrice.

Torchio da stampa

La lega per i caratteri era composta da piombo, antimonio e stagno ed era adatta a resistere alla pressione esercitata per la stampa. La macchina era derivata dalle presse a vite usate per il vino e permetteva di applicare efficacemente, e con la stessa pressione, l’inchiostro sulla pagina. Il carattere tipografico si presentava come un piccolo parallelepipedo di lega metallica su un lato minore del quale compariva, in  rilievo e rovesciato, il carattere da imprimere.

L’invenzione di Gutenberg viene definita come il più grande contributo offerto dalla Germania alla civiltà.

La stampa si diffuse rapidamente  in tutta Europa grazie all’organizzazione della rete internazionale dei traffici .  L’Italia fu il primo paese straniero in cui gli stampatori tedeschi portarono la loro invenzione (1465) e fu anche il primo paese a favore del quale essi persero il loro monopolio. I caratteri che sono stati da allora gli elementi base della stampa occidentale (tondo e corsivo) videro infatti la luce in Italia.

Le città italiane dove vennero fondate le prime  stamperie  furono Roma (1467), Venezia (1469), Milano, Napoli e Firenze (1471), Palermo e Messina (1478). Tra queste non compare Genova, ma si ha notizia certa che uno stampatore genovese, Giovanni Cordero, fondò una sua stamperia a Mondovì, vivace centro culturale del Ducato Sabaudo, nel 1472, come si evince da una targa murata nei pressi del Museo della Stampa della città.

Un’altra  copia originale del  “trattato” è conservata nel Museo Galileo di Firenze. Esistono tuttavia in commercio numerosi fac-simile di buona fattura.

Oggi la “Giunti Editore”  che nel 1569 ha impresso il nostro volume, è un’ importante impresa editoriale, costituita da circa venti aziende che operano in tutti i campi del settore, con sede a Villa La Loggia a Firenze.

Il trattato per l’uso et la fabbrica dell’astrolabio può essere consultato in Museo, previa prenotazione.

 

Bibliografia: Intervento di Margherita Gasparini per la XIV Settimana della Cultura.

                  

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