EQUINOZIO DI PRIMAVERA - 20 Marzo 2012 ore 5:14

 

 

I GRANDI ALCIONI DEL MARE – IL “PREUSSEN”

 

Modello del PREUSSEN (Museo Marinaro)

 

Nel nostro museo, in un angolo un po’ appartato, è esposto un grande diorama della nave “Preussen”, uno splendido cinque alberi di bandiera tedesca.

Evidentemente non si tratta di una nave di armatore camogliese, ma è legata a Camogli  e al nostro Museo   perché il modello è stato costruito dal Cap. Fortunato Razeto ed è stato donato dalla sua vedova, signora Faustina De Gregori e dai figli, direttamente a Gio Bono Ferrari, quando la sua idea della costituzione del Museo Marinaro stava consolidandosi e le prime donazioni venivano raccolte nella cantina della  sua villa per essere sistemate e catalogate.

Attestato di Benemerenza alla

Sig.ra Faustina De Gregori ved. Razeto

Dal catalogo originale del Museo Marinaro, che vedrà la sua fondazione ufficiale il 24 luglio 1938, Gio Bono scrive con la sua bella calligrafia: “ n° 46 – Signora Faustina Razeto e figli donarono il grande modello in legno della nave a cinque alberi “Preussen” costruita dal rimpianto Cap. Razeto, sposo e padre, rispettivamente dei Donatori”. La data della donazione è 2 aprile 1937, come rilevato dall’ATTESTATO DI BENEMERENZA rilasciato alla donatrice dal Podestà della Città di Camogli.

Si tratta quindi di uno dei primi reperti del Museo ed è una donazione importante perché, oltre all’ottima fattura, il diorama ha dimensioni notevoli: cm. 146x88x20.

Dalla ricerca fatta presso i familiari e dai documenti  conservati in Museo si rileva che il Cap. Fortunato Razeto, nato a Camogli il 13 maggio 1883, si diplomò  nel nostro Istituto Nautico di  nel 1902,  ottenne il grado di “Scrivano” il 20 Settembre 1902 (probabilmente aveva già  navigato durante il periodo scolastico) e il grado di “Capitano di lungo corso” il 19 febbraio 1909.

Foto del Cap. Fortunato Razeto

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si iscrisse volontario nella Riserva Navale (quadri onorari) con il grado di Tenente di Vascello e fu assegnato al comando della R. N. TITANO. Successivamente fu Comandante della R. N. CAPITANO VERRI, del R. Rimorchiatore PRINCIPESSA MAFALDA e della R. N. GIULIANA.

Croce al Merito di Guerra assegnata al

Cap. Fortunato Razeto

Per il servizio prestato fu decorato con la CROCE AL MERITO DI GUERRA.

Nulla si è invece appreso sul motivo che portò Cap. Razeto a costruire, durante uno dei suoi lunghi imbarchi,  il modello di questa nave tedesca. Probabilmente rimase colpito dall’imponenza di questo grande veliero incontrato in navigazione con tutte le vele spiegate, certamente uno dei più grandi e più veloci tra i velieri che a cavallo dei secoli XIX e XX solcavano ancora i mari, con buon successo commerciale, nonostante fosse ormai avviato il  grande sviluppo della costruzione di navi a propulsione meccanica, sempre più grandi, veloci e sicure.

Una leggenda metropolitana, della quale non siamo riusciti ad avere preciso riscontro, narra che su questo veliero imbarcò nel porto di Amburgo un marinaio camogliese, precedentemente sbarcato in quel porto per malattia e in cerca d’imbarco dopo la guarigione, che rimase a bordo  per un lungo  periodo; si racconta che proprio per questa sua avventura, rientrato a Camogli, venisse chiamato col soprannome di    “Pruxian”.

Vediamo ora di trovare notizie e  dati caratteristici di questo  grande veliero.

Il “Preussen” , nave a cinque alberi a vele quadre, apparteneva alla Compagnia di Navigazione  Ferdinand Laeisz  di Amburgo ed era stata costruita in Germania nel 1902, nel Cantiere Johann Tecklenborg di Geestemunde, su progetto dell’Ing. Robert Hilgenford, con le seguenti caratteristiche:

       Scafo in acciaio.

       Stazza lorda Tonn. 5.081.

       Stazza netta Tonn. 4.788.

       Dislocamento a pieno carico Tons 11.150 con pescaggio corrispondente di mt. 8,30.

       Lunghezza mt. 124,30 – larghezza mt. 16,30.

Bandiera della Compagnia “Ferdinand Laeisz”

Probabilmente fu l’unico cinque alberi a vele quadre mai costruito e fu anche il più grande veliero al  mondo progettato e costruito senza motore ausiliario.

Gli alberi, anch’essi in acciaio, avevano dimensioni considerevoli; l’albero di maestra aveva un diametro  alla base di 91 cm. e un’altezza di  68 metri, dal ponte alla formaggetta.

La superficie velica misurava 5.560 mq. e la nave poteva raggiungere con vento favorevole la velocità di circa 14 nodi.

L’equipaggio era composto da 46 uomini che per la manovra delle vele potevano usufruire di verricelli a vapore, prodotto da due grandi caldaie sistemate a centro nave.

Il Preussen venne subito impiegato sulla rotta del Sud America Occidentale, per caricare guano, il fertilizzante maggiormente usato in agricoltura in quel tempo, in ogni parte del mondo. Il carico medio era di circa 8.000 tonnellate e i noli risultavano sempre  remunerativi, anche se la media viaggio era di circa  4,5 nodi, pur se con  vento favorevole la nave poteva raggiungere  velocità anche superiori ai 13 nodi.

 Bisogna però tener conto che il “Preussen” doveva doppiare Capo Horn, sia all’ andata che al ritorno, e poteva incappare nelle calme equatoriali. In generale il viaggio medio dalla Germania al Cile e ritorno si aggirava intorno ai cinque mesi.

Nel 1908, noleggiata dalla “Standard Oil Co.” compì un viaggio da New York a Yocohama  in 112 giorni con un carico di petrolio in cassette.

Il PREUSSEN in navigazione

Partito da Amburgo per Valparaiso il 31 ottobre 1910, il 6 novembre intorno alla mezzanotte entrò in collisione, nel Canale della Manica, col piroscafo inglese Brighton che, nel tentativo di passare di prua al veliero, lo investì all’altezza del castello, tra il bompresso e l’albero di trinchetto, causando gravissimi danni.  Soccorso da due rimorchiatori venne portato all’ancoraggio a ridosso del Capo di Dungeness, ma il sopraggiungere di una tempesta, fece arare le ancore e la nave finì con l’ incagliarsi in prossimità del porto di Dover e, dopo essere stata abbandonata, andò completamente perduta.

La storia del “Preussen” è legata a quella del suo armatore, Ferdinand Laeisz di Amburgo, che si impegnò nell’attività marittima quasi per caso. Era infatti un famoso produttore di cappelli di seta, che esportava con grande successo soprattutto in Sud America.

Ritenendo troppo  costoso il trasporto dei suoi modelli decise di esportare direttamente le materie prime e produrre i suoi famosi cappelli direttamente sul posto. Acquistò quindi una nave, il “Carl”, e in poco tempo  la sua attività principale divenne il commercio marittimo.

 

 

 

Francobolli del PREUSSEN

La Ferdinand Laeisz Reederei sul finire del secolo XIX e l’inizio del XX era diventata una delle maggiori compagnie del mondo per l’armamento di grandi velieri, soprattutto navi a palo con tre o quattro alberi a vele quadre; tutte le sue navi avevano nomi che iniziavano con la lettera “P” e per questo era anche conosciuta col nome di “Flying P-Line”. Tra le navi maggiori, tutte costruite in Germania tra i primi del ‘900 e la Prima Guerra Mondiale ricordiamo il “Potosi di 4.026 tonn.S.L.”, il “Pamir  di 3.020 tonn. S.L.”, il “Passat di 3.100 tonn. S.L.”, il “ Pomern di 2.428 tonn.S.L.”, il “Padua di 3.064 tonn.S.L.”, il “Priwall di 3.105 tonn. S.L.”, il ”Peking di 3.100 tonn. S.L.” e tanti altri che, finito l’interesse per il trasporto del guano con l’avvento dei concimi chimici, continuarono a coprire linee oceaniche per il Sud America e l’Australia per il trasporto di cereali.

Il PREUSSEN dopo l'incaglio

Alcuni di questi velieri, continuarono la loro attività anche nel periodo tra le due guerre, e addirittura dopo la seconda guerra mondiale, come navi scuola per diverse marine.

Nel ricordo del “Preussen” vennero emesse numerose serie filateliche da nazioni con forte spirito marinaro.

La Ferdinand Laeisz Reederei è tuttora operante ad Amburgo, ed è una delle maggiori compagnie di navigazione del mondo con navi portacontainer, bulk carrier, gasiere, ro-ro passeggeri e perfino alcune navi per ricerca; il nome di quasi tutte le sue unità inizia ancora con la lettera “P”.

Anche la marineria camogliese ebbe i suoi alcioni del mare, tra questi ricordiamo la nave “Eurasia”, un bel tre alberi a vele quadre con scafo in acciaio di 1.874 tonnellate di stazza lorda, costruito a Greenock nel 1885, acquistata nel 1908  dall’armatore  Giuseppe Mortola “Sanrocchin” e adibita a viaggi oceanici, sia in Atlantico che nel Pacifico.

L'«EURASIA»

L’”Eurasia” fu protagonista di numerosi record tra i quali va ricordata una traversata da Newcastle (Australia) a Iquique in 45 giorni e un’altra da Marsiglia a Wellington (Nuova Zelanda) in 126 giorni.

Da Marsiglia a Gibilterra superò in velocità il transatlantico tedesco “Moltke”.

Nei circa otto anni di servizio con l’armatore Mortola ebbe un solo comandante, il Cap. Francesco Olivari “Franseschin u Sartu”

Fu affondata davanti a Oneglia, nel 1916, da un sommergibile tedesco.

Nel nostro Museo conserviamo due quadri della nave “Eurasia”; uno dipinto su tela da vela, con pitture di bordo da un marinaio e uno dipinto da un anonimo “Sea painter”, donato dalle nipoti di Cap. Francesco Olivari.

 

Bibliografia: Un secolo di mare  - Società Capitani e Macchinisti Navali. Ed. 2004 Studio Helix –Tipografia Me.Ca – Recco.

                   Museo Marinaro di Camogli – Bruno Sacella. Ed. 2011 Corigraf Genova.

                   Catalogo originale del Museo.

                   Documenti del Museo.

                  

Fotografie:  Agenzia Bozzo.

                   Francesco Calaminici.

                   Foto Museo, Gino Anselmi, Richi Buelli.

 

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