EQUINOZIO D'AUTUNNO - 23 Settembre 2011

 

LA SFERA ARMILLARE

Dedicando questo equinozio alla descrizione della  sfera armillare, vogliamo ricordare il Cap. Attilio Bertolotto, terzo Direttore del Museo, dopo il fondatore Gio Bono Ferrari e l’ing. Mario Casabona.

Schema teorico di sfera armillare

Nel 1970 il Cap. Attilio Bertolotto accettò l’incarico, non certo facile, di sistemare nell’attuale sede del Museo il materiale raccolto e presentato all’inaugurazione del Museo Marinaro Municipale, il 24 luglio 1938, da Gio Bono Ferrari nei locali del ridotto del Teatro Principe di Piemonte, e successivamente spostato e accatastato, nel 1943 per motivi bellici, nel sottotetto del palazzo di Piazza Schiaffino di proprietà dell’Ospedale.

Nel 1971 il Cap. Attilio Bertolotto venne nominato Direttore del nuovo Museo, che assunse l’attuale denominazione di “Civico Museo Marinaro Gio Bono Ferrari”.

Il Direttore Bertolotto, discendente del famoso Prof. Lazzaro Bertolotto, docente insigne di scienze nautiche nel nostro Istituto Nautico sin dalla sua fondazione, nel 1875, era uno studioso e un profondo conoscitore della storia della marina velica in generale e di quella camogliese in particolare, di cui aveva studiato con passione le vicende, avendo anche avuto modo di conoscere di persona molti protagonisti di quell’epoca, capitani e marinai, che vissero gli ultimi anni della loro vita in serena pensione a Camogli.

Era inoltre un cultore di astronomia e di questa sua cultura ha lasciato uno splendido segno con il dono di una bellissima sfera armillare, in metallo, da lui stesso costruita con grande perizia e precisione, esposta nel nostro museo in un’apposita bacheca.

La sfera armillare è uno strumento astronomico formato da anelli (armille), in parte fissi e in parte mobili, disposti in modo da rappresentare le principali orbite compiute dal moto apparenti del sole e degli astri intorno alla terra.

Si ritiene che la prima sfera armillare sia stata costruita da Eratostene nel 255 a.C.

Ritratto dell’astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601)

Naturalmente si trattava si una sfera armillare geocentrica, e per molti anni fu usata come strumento didattico sia dai greci che dagli arabi che lo consideravano un mezzo indispensabile per lo studio del moto degli astri e la previsione dei fenomeni celesti ( eclissi del sole e della luna, congiunzione e opposizione dei pianeti,  inizio delle stagioni).

Ipparco da Nicea,( II secolo a.C.) applicando le sue conoscenze matematiche e trigonometriche alla sfera armillare realizzò che le orbite della luna attorno alla terra sono elittiche e non circolari (Derek J de Salle Price - 1938/1983 - professore di Storia della Scienza all'Università di Yale. "Studio della Macchina di Antikythera"), compilò un catalogo di oltre 800 stelle, individuò la precessione degli equinozi, e determinò con buona approssimazione la distanza dalla terra alla luna.

Sfera armillare di Antonio Santucci

Lo strumento fu ampiamente utilizzato da Tolomeo (II secolo d.C.) che fece costruire, sul terrazzo della biblioteca di Alessandria,  una sfera armillare del diametro di circa cinque metri, potendo quindi sistemarsi su uno scranno al suo interno, per meglio mettere a punto la sua teoria, conosciuta come sistema astronomico tolemaico (geocentrico), che resse sino al XVI secolo, quando si affermò la teoria copernicana del sistema eliocentrico. Tolomeo raccolse I suoi studi e le sue teorie in una grande opera che prese il nome di “Almagesto”.

Si hanno notizie certe che in Cina, intorno agli anni 50 a.C., gli astronomi abbiano creato “globi celesti”, molto simili alla sfera armillare, per aiutarsi nell’osservazione degli astri.

Le sfere armillari divennero nuovamente popolari nel tardo medioevo; l’astronomo danese Tycho Brahe (1546 – 1601) costruì diversi di questi strumenti, basandosi naturalmente sul sistema tolemaico che prevedeva la terra al centro dell’universo.

Disegno della sfera armillare di A. Santucci conservato al Museo della Specola di Bologna

In realtà Tycho Brahe aveva intuito la validità del sistema copernicano, fortemente avversato dalla Chiesa, e aveva creato un sistema, detto sistema ticoniano, secondo il quale pur restando la terra al centro dell’universo, gli altri cinque pianeti conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) ruotavano attorno al sole.

La teoria eliocentrica di Copernico stava comunque acquistando sempre maggior credito presso gli astronomi del tempo e certamente in Italia fu abbracciata da Galileo Galilei, che però fu costretto ad abiurare ai suoi principi nel 1633, dopo un lungo processo.

“Trattato sopra la nuova inventione della sfera armillare”

Antonio Santucci

Biblioteca Universitaria di Genova ca. 1582

Un grande costruttore di sfere armillari fu Antonio Santucci che tra il 4 marzo 1588 e il 6 maggio 1593 costruì, su richiesta di Ferdinando I de’ Medici, una splendida sfera armillare in legno e metallo. Questa sfera rappresentava la “macchina universale” del mondo secondo la concezione tolemaica. Veramente  considerevoli le sue dimensioni: diametro della sfera 2.000 mm., altezza totale 3.700 mm., larghezza 2450 mm.

Essa presenta al centro il globo terrestre; sorprende che su questo siano raffigurati anche territori che all’epoca erano ancora poco conosciuti.

Restaurata nell’800 da Ferdinando Meucci è attualmente conservata al Museo Galilei di Firenze.

Sfera armillare eliocentrica di Domenico Lusverg - 1704

Un esemplare, di dimensione leggermente minori, era già stato costruito da Antonio Santucci  nel 1852

per il Re di Spagna Filippo II ed è attualmente conservata nella biblioteca dell’Escorial.

Le sfere armillari avevano ottenuto una tale considerazione che, scienziati rinascimentali e alte figure pubbliche, si facevano ritrarre con in mano una sfera armillare che rappresentava la vetta della saggezza e della conoscenza.

Per l’accettazione del sistema copernicano, abbandonando il sistema ticonico, fu determinante l’intervento dell’astronomo pontificio, Eustachio Manfredi che, nella Specola pontificia di Bologna, nel 1729, diede la prima dimostrazione empirica del moto di rivoluzione della terra attorno al sole, già postulata teoricamente dall’inglese James Bradley nel 1728.

Niccolò Copernico (1473-1543) in un dipinto di Jan Matejko (Museo Nazionale di Varsavia)

Successivamente gli astronomi, con l’aiuto di validi artigiani, costruirono sfere armillari col sistema eliocentrico, ottenendo commesse anche da prelati e cardinali .

Un bell’esemplare fu costruito a Roma da Domenico Lusverg nel 1744; sul piede dello strumento,in legno nero  intarsiato, si trova in rilievo lo stemma di Papa Benedetto XIV, che ne fece dono all’Istituto delle Scienze.  Qui sono evidenziati i pianeti, rappresentati da una piccola sfera posta all’estremità di bracci rotanti attorno al sole, posto al centro. Attualmente è conservato al Museo della Specola a Bologna.

Col tempo la sfera armillare è diventato oggetto decorativo e amatoriale, anche se quasi tutti i Musei delle Scienze di una certa importanza,  conservano sfere di notevole valore storico.

Bandiera del Portogallo

Concludiamo con una curiosità; una rappresentazione della sfera armillare è presente nello stemma della bandiera del Portogallo ed è stata simbolo nazionale, in ricordo delle grandi scoperte dei navigatori portoghesi, fin dal regno di Manuele I di Portogallo che regnò dal 1495 al 1521.

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Nuova Enciclopedia UTET – Vol.1° - Ed. 2001

Enciclopedia Generale De Agostini – Vol. 2° - Ed 1996

Guida della Prima Esposizione Nazionale di Storia delle Scienze – Ed. Ente per le Attività Toscane - 1929

Catalogo Generale del Museo Marinaro – 1938

 

La sfera armillare del Cap. Attilio Bertolotto è stata fotografata da Federico Gallianini - Genova

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