EQUINOZIO D'AUTUNNO - 22  SETTEMBRE 2013

 STORIE DELLA MARINERIA CAMOGLIESE

 IL NAUFRAGIO DEL BRIGANTINO A PALO “NEMESI”

 

Salvataggio dei naufraghi del “Nemesi” - Autore ignoto – olio su cartone – cm.54x90

 (ex voto conservato nel Santuario del Boschetto)

 

  In questo equinozio vogliamo riportare alla luce un'antica storia della marineria camogliese il cui ricordo è stato salvato grazie a una notevole raccolta di documenti conservati nel Museo.

E' la storia del naufragio del brigantino a palo “NEMESI”, così come è stata raccontata dal suo Capitano, Fortunato Razeto di Camogli, nella relazione pubblicata sul bollettino “LA MADONNA DEL BOSCHETTO” del marzo-aprile 1927.

Il Porto di Cadice (oggi)

Il brigantino a palo “NEMESI” (strano questo nome della dea della giustizia e della vendetta assegnato a un veliero camogliese) era una bella nave, costruita nel cantiere Gottuzzo di Chiavari nel 1889, in legno di quercia e pich-pine con la carena foderata in metallo, per conto dell'armatore  Battistina Schiaffino, con ottime caratteristiche nautiche: lunghezza mt. 54,20, larghezza mt.10, puntale mt. 7,05, tonnellate di registro 1060, fiducia e navigazione 1,00L

Ecco il diario del Cap. Razeto:

“ Il giorno 29 Agosto 1901 si parte dal porto di Cadice (Spagna) col brigantino a palo “Nemesi” con circa 1.700 tonnellate di sale, diretti a Buenos Aires. Il “Nemesi” era uno dei migliori velieri della Liguria, ancora di tenera età, marino e camminatore ed anche un bel modello. Abituato  fare i viaggi di là dei Capi.

Si partì da detto porto con tempo bello e si navigò con tutte le vele; ma il vento non spirava dall'aliseo come le altre volte cioè NE.

Isole di Capo Verde

Il cielo era sempre coperto ed il vento soffiava da  da Est ad Est Sud E.

Abituato a  fare quei viaggi, ciò mi faceva stupire e, dopo qualche giorno, cominciai a dubitare di qualche avvenimento strano, sebbene in quei paraggi, i tempi fossero generalmente buoni.  Con lo stesso tempo, in pochi giorni, si arrivò al Sud delle Isole di Capo Verde.

La sera del 13 settembre il vento restò più calmo con un cielo lampeggiante, tutto acceso, dalla parte dell'Africa. Un caldo soffocante che a stento si poteva respirare.

Mare increspato e agitato. Il bastimento aveva un fortissimo rollio causa il carico ed il vento che spirava da Sud Sud Est vento di prora, allora si pensò, onde evitare danni all'alberatura, di mettere la poppa al mare. Arrivati nei paraggi delle Isole di Capo Verde il giorno 14 il mare restò più calmo ed allora si mise alla cappa coi “barili” (basse gabbie) essendo vento contrario alla nostra rotta.

Nella notte rinfrescò e poi si mise fortissimo e veduta l'impossibilità di restare alla cappa si corse a discrezione del tempo ed il vento cresceva sempre di più.

Nella mattinata del 14 Settembre si guarda il barometro e di più non poteva abbassare perché era spostato del tutto, e per quello si vedeva chiaro, che si era obbligati ad andare nel centro del ciclone senza poter di nulla deviare, perché il vento soffiava uragano.

Arrivati verso mezzogiorno nel centro, ci portò via tutte le vele e poi il vento restò calmo e mare da tutte le parti a modo di una caldaia bollente.

Il bastimento imbarcava da tutte le parti e si era in balia della onde. Caddero i tre alberetti, coi pennoni di velaccio e di centro, restando così  l'attrezzatura tutta imbrogliata.

Occhio del ciclone “Dorian” formatosi in Atlantico, a SW delle Isole del Capo Verde, il 23 luglio 2013, nella stessa posizione del naufragio del “Nemesi”, che minacciò seriamente le Isole

Alla sera si mise nuovamente lo stesso vento, ma non più con tanta forza e si corre alla discrezione del tempo colle gabbia interzate.

Cercai di far agire le pompe a mano, ma tutto fu inutile perché erano tappate dal sale. Poi cercai di far agire la pompa a vento, ma tutto fu inutile, e nemmeno nessuno volle aiutarmi, perché l'equipaggio era tanto impaurito e nessuno si muoveva alla mia chiamata.

Da solo, senza nessun aiuto, potevo fare ben poco. Allora si pensò di fare uno sportello nella camera e uno nella casetta di prora e gettare sale in mare tutta la notte, acciocché  facesse buon tempo e rimediare a qualche cosa.

Non ho mancato di allestire quello che poteva occorrere e, senza dire nulla a nessuno, riempii otto sacchi di gallette e poi feci riempire dieci barili d'acqua e preparai tutto quello che poteva occorrere in caso di bisogno. Feci preparare la barcaccia dritta, perché era capovolta sul tetto della casetta acciocché  fosse più pronta al bisogno, ma essendo male arizzata e anche causa i forti movimenti di rollio, la barca camminava da una parte e dall'altra qualche poco e si sfondò sotto, perché strisciava sopra gli anelli delle rizze.

Il brigantino a Palo “Nemesi”

(dall'originale eseguito da Cap. Razeto)

L'equipaggio era stanco ed impaurito. Era inutile comandare.

Allora andai sul tetto della casetta, dove erano le lance, per rizzarle io stesso, ma nemmeno nessuno ha voluto porgermi un qualche cavo ed io, in mezzo alle lance a rischio di restare schiacciato, mi arrangiai alla meglio: mi cadevano ai piedi pezzi di legno dagli alberi, carrucole, senza farmi alcun male, e mi sono arrangiato alla meglio.

La mattina seguente, vista l'impossibilità di resistere, dico all'equipaggio: la nostra salvezza è la lancia; ormai del bastimento non bisogna farne più nessun caso. Non vedete che adagio adagio si riempie d'acqua? L'equipaggio mi guardò attonito senza proferir parola, ma nessuno si mosse. Anzi il nostromo mi disse: non vedete che la lancia è tutta sfondata? Non parlo del secondo perché  era venuto senza sensi.

Io gli risposi: se è sfondata bisogna arrangiarla e mi misi all'opera, ma nessuno si mosse. Allora presi una croce che portavo meco ed armato di fede, con ferma voce, dissi all'equipaggio: “Baciate questa croce  lavorate con coraggio. Se avete fede venite con me che Iddio ci aiuterà. Con me non è mai perito alcuno e  nemmeno voi perirete. Vi giuro che, se non incontreremo alcuno,  vi condurrò a Barbados.” 

 A questo mio detto tutti baciarono la croce...... e si misero a lavorare con lena. Si arrangiò alla meglio la barcaccia, con uno stante si fece un albero, si preparò tutto l'occorrente: pane ed acqua, bussola, cronometro, carta nautica (emisfero nord) fanali, zolfanelli, petrolio, ecc.

Si prese la vela della randa del bastimento, perché più sottile, sagole, spago per cucire, fanale a gas ed anche un po' d'olio d'oliva per il cattivo tempo se occorresse, tela nuova già cucita per fare la coperta e punte di rame.

Ed il 18 settembre in Lat. 20° 25' N Longitudine 32° 03' Ovest, imbarcato tutto l'occorrente, ed imbarcati i quadri portanti l'effige della Madonna del Boschetto e dei protettori di Camogli S.ti Prospero e Fortunato si scese coraggiosamente nella fragile imbarcazione già sconquassata, ad intraprendere l'avventurosa navigazione attraverso l'oceano. Quindi si gettò in mare anche la seconda lancia e con un remo si improvvisò un albero ed una vela della lancia piccola, già bella preparata. Lasciando così il bastimento lo stesso giorno si improvvisò una vela alla barcaccia tutto con remi e si mise a bordeggiare tutto verso terra; ma la terra era troppo distante e le lance lavoravano molto male al bordeggio, essendo sprovviste di vele appropriate. E anche la barcaccia doveva essere preparata con coperta e vele in regola.

Sicché il giorno dopo  visto io capitano l'impossibilità, che si andava più alla deriva che avanti dissi all'equipaggio: sarebbe mia opinione di girar la poppa al vento, e dirigere per Barbados. Noi qui al bordeggio non faremo mai nulla. In questa posizione non ci passa nessun bastimento e nessun vapore, ci mangiamo le provviste e poi?

Prendendo la rotta per Barbados siamo dentro l'aliseo e se non incontriamo nessuno andremo in una settimana o poco più a posto.

Bussola del brigantino a palo “Nemesi” (conservata nel Museo)

Tutti acconsentirono. Si navigò un altro giorno e una notte in poppa, tutte e due le lance, ma alla mattina quelli che erano nella seconda lancia dissero che era impossibile stare in quella, perché imbarcava molto mare di poppa. Allora dissi: venite tutti in questa e lasciatela andare, e così si fece e per evitare danni non si prese i due sacchi di pane ed un barile di acqua che era nella lancia e nemmeno una damigianetta di rum.

Tutti d'accordo si fece la coperta di tela e si arrangiò le vele che si poteva tener la navigazione più con comodo. Io non ho mai mancato di fare il calcolo del cronometro e prendere l'altezza meridiana del sole e tutti i giorni scrivevo il giornale nautico con lapis. Per qualche giorno non si fece caso del mangiare e del bere ed era più quello che si versava che quello che si adoperava; massimamente l'acqua. Così si regolò per un bicchiere d'acqua ed una galletta al giorno. Sebbene molto poco ci siamo accontentati così,  perché nessuno poteva sapere quanto poteva essere lunga la navigazione. Non ricordo bene che giorno fosse, ma era una giornata che piovigginava ed io Capitano ero appresso a fare una trinchettina  di cappa per il cattivo tempo. Il nostromo si rivolse a me con fare piuttosto arrogante e disse: Oggi è giorno di festa e voi lavorate. Allora io mi rivolgo a lui e gli dico franco e risoluto: Io lavoro per il bisogno. E voi che siete il capo dell'equipaggio, se è festa prendetevi il libro della messa, leggetela e poi dite il Rosario e così fece e tutti in coro rispondevano. E tutte le sere si diceva insieme il Santo Rosario. Cammin facendo il vento cessò ed invece di essere aliseo era di prora e quasi calmo. Sicché l'equipaggio cominciò a brontolare e dire che io gli dissi cose non vere e che moriranno di fame e di sete. Io in quel momento mi trovavo a prendere l'altezza meridiana del sole col sestante in mano dritto cavalcioni all'albero per non cadere. Sentendo questo brontolio io mi rivolsi a loro e dissi: Se io ne sono la colpa, ciò che non è vero, gettatemi pure in mare, ed al pari di Cristoforo Colombo, io vi dirò e son sicuro che noi se non incontreremo nessuno andremo sani e salvi a posto. Alla distanza di circa 600 miglia da Barbados venne dal cielo un uccello della grossezza di un colombo e come piombò abbasso si mise d'accanto al timoniere  e si lasciava toccare da tutti che sembrava quasi una cosa da non credere tanto mansueto che era; lui stette a bordo  circa 15 giorni senza mangiare e bere e sempre vicino al timoniere sempre dalla parte sinistra. Tutti lo chiamavamo il pilota di Barbados. Il giorno di S. Michele eravamo con poca acqua, e si mise a piovere tutta la notte intera sicché si riempì tutti i barili. Vedendo l'acqua piovere in tal guisa mi rivolgo al timoniere  che colà era l'uccello e gli dissi: Mettetelo sotto la poppa acciò non si bagni, povera bestia. Così fece, ma appena lo mise sotto l'uccello non ci stette  un solo istante e quasi volesse lasciar libero il lavoro e non imbarazzar nessuno si mise alla spernaccia di prora e poi quando tutto fu finito si mise nuovamente al lato del timoniere al suo posto. Dopo un po' di tempo, cioè avanti la pioggia la galletta che si mangiava restava in bocca senza poter andar giù. E allora si pensò bagnarla nell'acqua salata e allora si ingoiava benissimo aggiungendole una goccia di quell'olio di oliva portato a bordo alla lancia per il cattivo tempo.

Barbados

Essendo negli ultimi giorni sempre bonaccia e vento contrario la gente trattavano già di mangiarsi uno coll'altro. C'era pane ancora per 3 giorni e acqua a volontà. Io mi rivolsi a loro e gli dissi: abbiate fede che non finiremo questo pane nella lancia, ma avanti che sia del tutto terminato, noi saremo a posto. In questa posizione c'è la corrente che fa due miglia all'ora verso ponente e noi certo che in tre giorni colla sola corrente se non incontriamo nessuno prendiamo qualche isola delle Antille, se non sarà Barbados che è la più vicina.

In quella notte stessa io mi sognai che ero sdraiato sopra un materasso  sembravami essere a bordo di un bastimento e vicino al letto c'era un comodino. Sul comodino saltellava un uccellino e venne a beccarmi. Io ero molto rattristato e vedendo l'uccellino che venne vicino al mio capezzale gli dissi: che cosa vuoi tu da me che non ho nulla da darti e gli porsi la mano. Lui venne sulla mia mano e si cucciò guardandomi fisso, ed una voce da lontano mi disse: Abbi fede e non temere; poi mi svegliai. Sarà inutile descrivere tutte le sofferenze durante 24 giorni nel percorso di 1550 miglia. Il giorno 10 ottobre in latitudine 13° 33' N long. 57° 58' Ovest fummo raccolti dal piroscafo inglese Anglo Chillian e benignamente accolti da Capitano James Connel e dalla pietosa sua sposa Agnes Connel.

il quadretto di S. Fortunato che ha fatto il viaggio sulla lancia di Cap. Razeto

E' da notare che tre ore avanti di aver avvistato il vapore l'uccello prese il volo verso il cielo quasi dicesse adesso non avete più bisogno di me. Questo piroscafo era carico di muli (980) diretto a Porto Natal. Toccando il Capo di Buona Speranza. Al Capo non ci fu permesso  scendere causa la guerra con i boeri. Da Porto Natal fummo condotti a Las Palmas col piroscafo inglese Tyoni, di qui a Teneriffe con piroscafo italiano da carico. Da questo porto il piroscafo Città di Genova proveniente da Buenos Aires con passeggeri ci condusse a Genova.

A bordo dell'Anglo Chillian  morì un giovinotto già debole ed estenuato.

I quadri dei nostri protettori e della Madonna del Boschetto furono sempre portati con noi e giunti in patria furono divisi tra il Capitano, che tenne il suo Santo, l'armatore che tenne la Madonna ed il dispensiere che tenne S. Prospero. Tutti sono conservati con  grande venerazione.”

La Madonna del Boschetto

Questa storia è stata raccolta e pubblicata nel 1982, sul quaderno del Museo n° 6 ( da tempo esaurito), dal comandante Silvio Caccaos, attento studioso della storia marinara di Camogli, ma riteniamo di inserirla nelle “Effemeridi” per portarla a conoscenza anche dei giovani che preferiscono  la lettura delle pagine informatiche piuttosto che delle vecchie pagine ingiallite, stampate in ciclostile.

Leggendo il giornale di bordo di Cap. Razeto, scritto col lapis, si rivive l'atmosfera che regnava sui velieri, le  enormi difficoltà spesso risolte con mezzi di fortuna al limite dell'impossibile, la pesante solitudine del Capitano e la sua capacità di non lasciarsi mai vincere dallo sconforto, ma di trasfondere con ogni mezzo la sua volontà agli uomini dell'equipaggio, spesso impauriti e smarriti, pur di raggiungere la salvezza.

E' degna di nota l'attenzione alle piccole cose, come l'uccello che per lungo tempo vive a fianco del timoniere di una lancia carica di uomini in preda alla disperazione.

Su tutto, però, va sottolineata la consapevolezza del Capitano delle sue responsabilità, nonché della sua certezza e dell'indomita volontà di portare tutti a salvamento, con l'aiuto della Fede.

Fortunato Razeto, figlio di Cap. Agostino e di Anna Olivari, era nato a Camogli il 10 dicembre 1861. A soli quindici anni, nel 1876, si era  diplomato Capitano e attraverso la trafila dei vari gradi era giunto giovanissimo al comando di grandi velieri camogliesi destinati alla navigazione oceanica, oltre i Capi (i brigantini a palo  “Precursore”, “Due Cugini”,“Teresa”, “Francesco”, “Limena”, “Fede e Amore”, “Spica”) ma il suo nome rimane sempre legato al coraggioso, eroico salvataggio dell'equipaggio del “Nemesi”.

Medaglia d'argento della Marina Mercantile, concluse la sua bella carriera marinara nel 1922, dopo 46 anni di mare, al comando del grande brigantino a palo in ferro “Escambia”, di 940 tonnellate di Registro, costruito in Inghilterra nel 1919. 

 

Modello della lancia di salvataggio del “Nemesi” eseguito dallo stesso Cap. Razeto. (conservato in Museo)

Nel Nostro Museo è conservato un modello della lancia del “Nemesi” costruito dallo stesso Cap. Razeto e la bussola del brigantino, che trasbordata sull'imbarcazione di salvataggio, permise a Cap. Razeto di attraversare l'Atlantico, giungendo vicinissimo a Barbados, prima di essere raccolto dal piroscafo inglese.

 

Per completezza di informazione trascriviamo la didascalia, riportata sotto il quadro del salvataggio (ex voto), scritta in un bel corsivo dall'anonimo autore del dipinto:

 “ Uragano sofferto dal Brig.no a Palo “Nemesi” nei paraggi delle Isole del Capo Verde nei giorni 14 e 15 settembre1901. Trascorsi due giorni in terribile angoscia, visto che il bastimento era in procinto di affondare, coll'equipaggio sgomentato, senza alcun aiuto, il Cap. Fortunato Razzeto, armato di fede, prese una croce che aveva seco e con voce ferma disse all'equipaggio: baciate questa Croce, e lavorate con coraggio; se avete fede venite con me  che Iddio ci aiuterà. Con me non è mai perito alcuno, e neanche voi perirete. Vi giuro che se non incontreremo alcuno, vi condurrò a Barbados. Il 18 settembre in lat. 20°25'N long. 32°03'O imbarcati i quadri portanti l'effige della Madonna del Boschetto e dei protettori S.S. Prospero e Fortunato si scese coraggiosamente nella fragile imbarcazione, già sconquassata ad intraprendere l'avventurosa navigazione attraverso l'Oceano senza vele, con poco pane e poca acqua. E' inutile descrivere le inaudite sofferenze durante 23 giorni nel percorso di 1550 miglia, guidati dalla mano di Dio. Nessuno mancò ogni sera di recitare il S.S. Rosario. Il giorno 10 ottobre in lat. 13° 33'N long. 57°58'O fummo raccolti dal Piroscafo Inglese “Anglo Chilian” alla distanza di 87 miglia da Barbados. A bordo del Piroscafo Salvatore ebbimo pietosa accoglienza dal Cap°. James Connel e dalla giovane sposa Agnes Connel, ambi di Liverpool.

A loro sia rivolta una preghiera.”

 

 

Bibliografia:

- “La Madonna del Boschetto”- Bollettino bimestrale del Santuario – Anno 1927 – marzo/aprile

- Gio Bono Ferrari – L'Epoca Eroica della Vela – Ed. Arti grafiche Tigullio – Rapallo - 1941

- Quaderno del Museo n°6 – Ed. Museo Marinaro Camogli – 1982 – Ciclostilato in proprio.

- Documenti del Museo.

 

Fotografie:

- Agenzia Bozzo

- Foto del Museo.

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