SOLSTIZIO D'ESTATE - 21 Giugno 2011

 

ELETTRA – LA NAVE LABORATORIO DI MARCONI.

Elettra, la candida nave che naviga nel miracolo e anima i silenzi eterei del mondo” ( G. D’Annunzio)

 

 

In questo solstizio vogliamo ricordare lo yacht “Elettra”, il laboratorio itinerante di Guglielmo Marconi, che per molti anni, nella prima metà del secolo scorso, ha rappresentato quanto di più moderno e avveniristico abbia solcato i mari.

Purtroppo la mancanza di una vera cultura marinara nel nostro Paese ha permesso che questa nave,che avrebbe potuto essere un museo della storia del progresso della civiltà umana, finisse invece smembrata e dispersa in diverse località.

La storia dell’ELETTRA e di GUGLIELMO MARCONI sono strettamente legate; Marconi amò moltissimo questa sua nave e la nave seppe dare il massimo delle soddisfazioni allo scienziato, quasi avesse un’anima propria. In queste note cercheremo per quanto possibile di  parlare della nave, anche se Marconi sarà sempre presente.

Lo yacht venne ordinato dall’Arciduca d’Austria Carlo Stefano, Ufficiale della Imperial Regia Marina Austriaca, ai cantieri Ramage & Ferguson Ltd. di Leith, in Scozia, su progetto degli ingegneri Cox e King di Londra che disegnarono uno splendido scafo dalle linee filanti con prua molto slanciata e poppa stretta tondeggiante; propulsione con macchina a vapore a  triplice espansione alimentata da 2 caldaie monofronte Ramage & Ferguson, con potenza di 1000 HP indicati, velocità 12 nodi.

La nave era dotata inoltre di due alberi, più il bompresso, armati con rande e alcuni fiocchi.

 

CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELL’ELETTRA

Piano di costruzione dell’Elettra

      - Lunghezza f.t.  mt. 67,40

      - Larghezza f.o.  mt. 8,38

      - Altezza al ponte di coperta mt. 5,18

      - Pescaggio a pieno carico mt. 5,18

      - Stazza lorda  tonn.632,81

      - Stazza netta  tonn. 232,18

      - Nominativo Internazionale IBDK

  

  

India

Bravo

Delta

Kilo

Le bandiere del “Nominativo Internazionale”

Varata il 27 marzo 1904 col nome di ROVENSKA, la baia dell’Isola di Lussino dove l’arciduca possedeva una splendida villa, rimase sotto bandiera dell’Impero Austroungarico sino al 1910, quando venne venduta a Sir Max Weachter e passò quindi sotto bandiera inglese, mantenendo  lo stesso nome.  Acquistata nel 1914 da Gustavus H.F. Pratt , con lo scoppio della grande guerra venne militarizzata ed entrò a far parte della Royal Navy,  come nave da pattuglia e scorta,  impiegata nella Manica tra i porti dell’Inghilterra e i porti francesi di Brest e Saint Malo.

Alla fine della guerra la nave fu posta in disarmo a Southampton. Messa all’asta, nel 1919 fu acquistata da Guglielmo Marconi per 21.000 sterline.

Marconi aveva allora 45 anni ma la sua fama  era ormai ampiamente affermata e la sua posizione economica molto solida. Dai primi esperimenti a Pontecchio, dove nel 1895 era partito il primo segnale radio,  Marconi aveva dedicato tutte le sue forze e le sue grandi capacità intellettuali allo studio della trasmissione e ricezione delle onde elettromagnetiche.

Autodidatta, aveva studiato con grande impegno, ma soprattutto con una inesauribile capacità di guardare al futuro.

Il lavoro del fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz lo aveva fortemente interessato e, dalla lettura delle sue esperienze aveva tratto ispirazione per quei lavori sulle onde elettromagnetiche che l’avrebbero occupato per tutta la vita.

Forte delle sue scoperte e delle prospettive, anche commerciali che si prospettavano, a soli ventidue anni aveva depositato il suo primo brevetto. Nel 1897 aveva fondato in Inghilterra la “Marconi Wireless Telegraph Company”.

Regia Nave Carlo Alberto

Già nel 1901 vennero effettuati collegamenti  radio tra Poldhu in Cornovaglia e l’Isola di Terranova;  nel 1902 Marconi eseguì alcuni esperimenti sulla Regia nave Carlo Alberto, messa a disposizione da Re Vittorio Emanuele III, rafforzando la sua convinzione sulla possibilità e sulla validità dei collegamenti tra nave e nave e tra nave e terra.

Marconi comprese la grande utilità di questa invenzione che poneva fine a secoli di isolamento delle navi in navigazione e permetterà in breve tempo di salvare migliaia di vite umane; infatti dichiarerà con orgoglio “ Le mie invenzioni sono fatte per salvare l’umanità, non per distruggerla”.

Per questi suoi studi, nel 1909, Guglielmo Marconi ricevette il premio Nobel per la fisica.

L’acquisto del ROVENSKA fu quindi una necessità per Marconi che voleva disporre  di un mezzo che gli consentisse di effettuare le sue ricerche e i relativi esperimenti nel miglior modo possibile, in ogni ora del giorno, in raccoglimento e isolamento, lontano da distrazioni e occhi indiscreti, con notevole facilità di spostamento, risolvendo così problemi di portata e di effetti direzionali.

La nave venne pertanto riclassificata e, ancora sotto bandiera inglese, trasferita nel luglio del 1919 da Londra a Napoli, al comando del Comandante Raffaele Lauro.

Successivamente lo yacht fu portato a La Spezia per essere trasformato in nave-laboratorio, sotto la direzione dell’Ammiraglio Filippo Camperio.  A bordo vennero installati gli apparecchi trasmittenti e riceventi ideati dallo stesso Marconi; furono pure  innalzati gli alberi per dare maggiore portata alle antenne. Per  comodità, il laboratorio venne collegato direttamente con la cabina dello scienziato.

L’arredamento era consono alle esigenze di lunghi soggiorni e adatto ad ospitare illustri personalità, per necessità di rappresentanza: tra questi ricordiamo re Vittorio Emanuele III, re Giorgio V d’Inghilterra e i Sovrani di Spagna.

Oltre all’armatore la nave era in grado di ospitare comodamente sei ospiti, gli ufficiali, sei sottufficiali e diciotto persone d’equipaggio.

Il Roweanska

Il 27 ottobre 1921 venne iscritta con il nuovo nome ELETTRA al Compartimento Marittimo di Genova (numero di matricola 956), con passavanti provvisorio, e il 21 dicembre si ebbe  il definitivo passaggio sotto bandiera italiana.

Naturalmente con il nuovo laboratorio gli esperimenti di Marconi trovarono nuovo impulso; lo scienziato non aveva molta dimestichezza con le formule, ma la sua  mente intuitiva e pratica  lo spingeva a tentare anche  strade che gli accademici ritenevano non praticabili.

L’ELETTRA divenne fucina di studio per le migliori applicazioni delle onde hertziane corte e cortissime, consentendo il continuo progresso delle radiocomunicazioni.

Tra il 1922 e il 1923 la nave svolse una intensa campagna di esperimenti in Nord America, sia sulla costa orientale che occidentale per verificare la possibilità di ricezione a distanze sempre maggiori, con onde sempre più corte e potenza ridotta.

In base a questi esperimenti, per conto del Governo Inglese, vennero realizzati collegamenti radio a uso pubblico tra l’Inghilterra e i suoi   “domini”; il Canada (24 ottobre 1926), l’Australia ( 8 aprile 1927), il Sud Africa ( (5 luglio 1927), l’India (6 settembre 1927).

Gli importanti risultati raggiunti a bordo dell’ELETTRA fruttarono, tra l’altro, un ricco contratto tra il Governo e la sua Compagnia. Marconi può  essere considerato uno dei primi fautori delle società multinazionali; possedeva un notevole senso degli affari, caratteristica dei grandi capitani d’industria.

Gli apparati ricetrasmettenti, venivano continuamente modificati e aggiornati  con l’avanzare degli studi e dei successi di Marconi.

Nel 1930  vennero imbarcati nuovi apparati con soluzioni d’avanguardia e il 26 marzo, alle ore 11.30, avvenne”il miracolo”.  Dall’ELETTRA ormeggiata a Genova, nel porticciolo Duca degli Abruzzi  dello Yacht Club Italiano, Guglielmo Marconi inviò nell’etere un impulso che, alla distanza di 14.000 miglia, accese le lampade del Municipio di Sidney. In questa occasione Marconi indirizzò un saluto al popolo australiano e il suo discorso fu chiaramente ascoltato dalla folla presente all’inaugurazione dell’Esposizione Mondiale. 

Il piccolo tasto utilizzato per l’esperimento è ora conservato  al Museo del Mare di Trieste.

Marconi amava moltissimo il mare, e il Golfo del Tigullio fu eletto a dimora privilegiata del suo yacht, tra Santa Margherita Ligure e Sestri Levante.

Antenna su Torre Marconi per “navigazione alla cieca”

Qui i suoi studi spaziarono oltre l’applicazione delle onde elettromagnetiche e si indirizzarono verso l’uso delle microonde per ottenere un sistema di radiotelegrafia da applicarsi alle navi in condizioni di scarsa o nulla visibilità, denominata “navigazione alla cieca”.

Nel 1934 ebbe luogo un esperimento che può considerarsi il prodromo dell’attuale sistema radar. Sull’ELETTRA, in navigazione del Golfo del Tigullio, con i finestrini del ponte di comando completamente oscurati, il Comandante Gerolamo Stagnaro, detto “Giumotto” , leggendo la rotta direttamente su uno schermo, diresse la nave per il porto di Sestri Levante, passando esattamente al centro di due boe poste a 100 metri l’una dall’altra. La manovra fu resa possibile grazie alle indicazioni fornite da una speciale antenna sistemata presso la torre posta sull’estremità del promontorio di Sestri Levante, denominata in seguito torre Marconi

Lo Yacht non fu solo il laboratorio di Marconi; egli vi soggiornò per lunghi periodi con la moglie, contessa Maria Cristina Bezzi Scalzi e la figlia Elettra.

Nel 1937 Marconi, resosi conto della sue precarie condizioni di salute, temendo per la conservazione della “sua” ELETTRA,  cedette la nave-laboratorio al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni che si impegnava a garantirne la manutenzione, per la somma di 820.000 lire.

Il 20 luglio 1937 Marconi moriva, lasciando ancora incompiuti molti suoi studi, ma indicando all’umanità una via ben tracciata per il progresso delle radiocomunicazioni.

 

Marconi nel suo studio sull’Elettra

Nel 1939 la nave fu trasferita all’Arsenale di La Spezia per lavori di riclassifica e successivamente, nell’imminenza dell’entrata in  guerra, fu trasferita a Trieste, considerata città più sicura dalle incursioni nemiche, dove giunse il 9 giugno 1940, e affidata in custodia alla Società Italia di Navigazione.

L’8 settembre 1943 la nave fu requisita dai tedeschi e inviata in cantiere per essere trasformata in unità di uso bellico. Fortunatamente l’intervento del Capitano Zimmermann della Kriegsmarine,  ufficiale di grande cultura che ben conosceva l’importanza dell’opera di Marconi, permise lo sbarco di tutte le apparecchiature radio e degli strumenti usati dallo scienziato che, per opera del professor Mario Piccotti, furono imballati in 19 casse e nascosti in vari punti della città, con tale cura che riuscirono  a sfuggire pure all’occupazione titina del 1945. Nel 1947 tutto il materiale fu spedito al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Foto con firma autografa di Marconi

Il 28 dicembre 1943 l’ELETTRA, dotata di armamento leggero, partì in missione di pattuglia e scorta lungo le coste della Dalmazia. La sera del 21 gennaio 1944 la nave entrò nella rada di Diklo, presso Zara, dove restò incagliata su un basso fondale. Individuata dai cacciabombardieri alleati fu mitragliata e colpita con diverse bombe che ne provocarono l’affondamento, in una zona di bassi fondali, dove rimase parzialmente emersa.

La nave alla fine della guerra divenne proprietà del Governo Jugoslavo e solo nel 1959, dopo lunghe trattative, facendo leva sull’importanza storica che il relitto aveva per gli italiani,  grazie anche all’intervento diretto del Presidente Tito, ne fu consentita la restituzione senza contropartita.

Finalmente nel 1962 l’ELETTRA fu riportata a galla e rimorchiata alla banchina del Cantiere San Rocco di Muggia, dove iniziarono gli studi dei progetti per la riparazione e la parziale ricostruzione della nave per riportarla, per quanto possibile, nelle condizioni originarie.

La prua dell’Elettra collocata a Patriciano

Tuttavia, dopo un iniziale entusiasmo e numerosi progetti, con finanziamenti sempre insufficienti, nonostante il fattivo interessamento e i numerosi interventi in campo ministeriale dell’Ammiraglio Virgilio Spigai, nessuno dei progetti venne realizzato, mentre ruggine e salsedine continuavano a divorare le lamiere e le strutture dello scafo ancora galleggiante.

Il 18 aprile 1977  quanto restava del relitto della gloriosa ELETTRA fu immesso in bacino e, sotto la direzione dell’ing. Oddone, del Ministero delle Poste, e dello scultore Marcello Mascherini lo scafo venne tagliato in più tronconi che sarebbero stati sistemati in varie parti d’Italia.

Veniva così distrutta la nave simbolo di un’invenzione che aveva cambiato il futuro dell’umanità.

 

Il modello dell’Elettra esposto in Museo

Nel 1998, in occasione del 60° anniversario della fondazione, il nostro Museo organizzò  un Congresso sulla figura e l’opera di Marconi, con una grande mostra fotografica alla Casa del Marinaio e un concorso di modellismo  navale dedicato alla nave ELETTRA

Venne pure stampato un opuscolo intitolato “ELETTRA – LA FAMOSA NAVE-LABORATORIO DI MARCONI” con il patrocinio del Comune di Camogli e il contributo della “Marconi S.p.A.”

 

La foto di Vittorio Laviosa di Camogli:

nocchiere di fiducia di Marconi

Attualmente nel nostro Museo sono esposti un modello dell’ELETTRA,dono del modellista Dino Amaduzzi, una foto di Guglielmo Marconi sul motoscafo dell’ELETTRA condotto dal nocchiere di fiducia Vittorio Laviosa di Camogli nel 1936, una foto di Marconi, con firma autografa, donata all’ing. Luigi Bozzo (tecnico di garanzia del Cantiere Ansaldo) in occasione della traversata in cui il Rex vinse il Nastro Azzurro, un grande medaglione in ardesia donato dall’Istituto Internazionale per le Celebrazioni di Guglielmo Marconi di Santa Margherita Ligure.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

Rivista “Nautica on line” – Nautica Editrice S.r.l. – Roma

Direzione del Museo Marinaro di Camogli - “Elettra -La famosa nave laboratorio di Marconi” - Nuova Editrice Genovese – Genova

Adelmo Landini – “Navigando con Marconi a bordo del yacht Elettra” – Ed. Libreria Parva Domus – Genova

 

         

 

 

FOTO:

Agenzia Bozzo – Camogli

Gino Anselmi - Museo Marinaro di Camogli.

 

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