EQUINOZIO DI PRIMAVERA - 20 Marzo 2011

Quest'anno l'equinozio si è verificato il 20 marzo (non il 21) alle 23,21

 

 GARIBALDI PORTAVA I BLUE JEANS

 

 

Sulla copia del “London Times”del 13 settembre 1869 il corrispondente  inglese dall’Italia scriveva:

“Ho avuto la prima intervista con il disinteressato eroico liberatore d’Italia vestito di una camicia rossa, un paio di pantaloni jeans e vecchi stivali. Il più grande patriota dai tempi di Washington pettinava, in piedi davanti allo specchio, i suoi lunghi  fini capelli”.

Cartolina autografa di G. Garibaldi al Sindaco di Camogli “Paese Modello”

(conservata in Museo)

E’ stato facile collegare quei  pantaloni Jeans con Garibaldi uomo di mare, ed è di questo argomento che vogliamo trattare in questo equinozio di primavera,  considerata anche la ricorrenza del 17 marzo 2011, 150° anniversario dell’unità d’Italia.

Infatti Garibaldi che tutti ricordiamo come artefice dell’unità d’Italia, eroe dei due mondi,  patriota, generale, deputato al Parlamento Nazionale, ammiraglio in Sud America, corsaro fu prima di ogni altra cosa MARINAIO e CAPITANO DELLA MARINA MERCANTILE e lo rimase per tutta la vita.

Nel corso della sua esistenza, così intensa e piena di momenti esaltanti, ma anche di momenti di grande scoramento, trovò sempre nella vita di mare la serenità per ritemprare le sue forze e presentarsi nei momenti cruciali nel pieno della sua forza, coraggio, ardimento e intelligenza strategica. E questo lasciò scritto nelle sue “Memorie”.

Il padre, Domenico, di origine chiavarese, cresciuto a Nizza dove la sua famiglia si era trasferita, è un piccolo armatore, con patente di “padrone marittimo” , proprietario di una tartana di 29 tonnellate denominata “ Santa Reparata ” con la quale effettua viaggi di cabotaggio tra Nizza, Tolone, Marsiglia, Genova, spingendosi talvolta sino a Livorno e a Roma.

Tartana

Giuseppe Garibaldi, sin dalla più giovane età si dimostra irrequieto, e pur studiando con discreto rendimento, comincia presto a bazzicare sulle banchine del piccolo porto di Nizza, dove spesso si trova ormeggiata la tartana del padre, proprio come tutti i ragazzini liguri delle cittadine della costa, dimostrando subito grande interesse alle cose di mare.

In famiglia è stato destinato alla carriera ecclesiastica, ma di farsi prete Giuseppe proprio non ne vuole neppur sentire parlare.

 Intorno ai dodici anni, per sottrarsi alla decisione familiare, fugge da Nizza su una piccola barca a vela, con due giovani compagni destinati anch’essi all’abito talare, per raggiungere Genova dove conta di trovare imbarco come mozzo su qualche veliero.  Il padre, informato dal parroco della fuga dei ragazzi, mette in mare una barca più veloce e li raggiunge davanti a Monaco, costringendoli a tornare a Nizza.

In famiglia tentano ancora di indirizzarlo verso altre professioni, come avvocato o medico, ma la volontà di Garibaldi di diventare marinaio è irrevocabile.

Il padre decide allora di indirizzarlo agli studi nautici e il 12 novembre 1821, a 14 anni, viene iscritto nel registro dei mozzi di Nizza.  Probabilmente compie alcuni viaggio sul Santa Reparata per impadronirsi del mestiere sotto la guida paterna, pur continuando gli studi con diversi precettori.

Ma il primo vero imbarco lo compie il 29 gennaio 1824, come mozzo, sul brigantino russo La Costanza, al comando del capitano Pesante Angelo di Sanremo, con destinazione Mar Nero e Mar d’Azof.

Si legge sul Registre de mousses de Nice: “Permessogli il 29 gennaio 1824 di navigare per un anno sul brigantino russo La Costanza – Capitano Pesante Angelo”

Il Capitano Pesante è amico del padre di Giuseppe che spera ancora che la dura vita di bordo possa fargli cambiare idea.

L'ottante di Garibaldi

Prezioso cimelio conservato nel Museo

Invece Garibaldi sente che proprio quella è la sua vita: diventa marinaio e lo rimarrà per sempre.

Angelo Pesante è un ottimo Capitano, di grande esperienza nautica acquisita in molti anni di navigazione, in viaggi di lungo corso in Atlantico e in Pacifico e capisce subito che quel giovane è particolarmente adatto per la vita di mare, pronto nell’apprendere l’arte del navigare, intelligente, vivace.

Il Capitano Pesante è uno spirito liberale e patriottico; ha seguito le vicende dell’acquisizione dell’indipendenza degli stati del Sud America che, dopo le guerre napoleoniche che hanno fiaccato la tracotanza della madre patria Spagna e Portogallo, si costituiscono in repubbliche o stati sovrani.

Questo viaggio è entusiasmante per il nostro giovane Garibaldi:  la nave tocca i porti di Odessa e Taganrog, antiche colonie genovesi. Il Capitano lo affascina e resterà per sempre nella sua mente come un faro da seguire.  Scrive infatti nelle sue memorie: “Il Capitano Pesante dovrebbe comandare uno de’ primi legni; certamente non ve ne sarebbero di meglio comandati. Pesante non ha mai diretto navi da guerra, ma saprebbe creare, inventare ciò che abbisogna, dal palischermo al vascello, e la Patria ne ricaverebbe gloria e profitto” .

Sbarcato dal brigantino La Costanza, imbarca sulla tartana paterna per viaggi di cabotaggio. In uno di questi viaggi ha occasione di visitare Roma e resta entusiasta e attonito di fronte ai monumenti, palazzi e basiliche della Roma papalina e alle antiche gloriose rovine della Roma imperiale, ma prova un enorme disgusto nel vedere come i sudditi dello Stato della Chiesa si prostrano a terra al passaggio di Vescovi, Cardinali e anche alla sola vista del Papa da una delle logge dei palazzi pontifici.

Il 13 febbraio 1826 imbarca sul brigantino “Giovanni Francesco” da cui sbarca il 4 dicembre a Gibilterra.

Non si hanno notizie precise su questo imbarco, ma si è trattato quasi certamente di viaggi di lungo corso, probabilmente per il Nord America, per cui il nostro giovane Garibaldi (ha allora 19 anni) ha dovuto provare le tempeste del Nord Atlantico in inverno, ma il suo entusiasmo non è diminuito.

Successivamente imbarca sulla nave “Conte de Geneys” e sul brigantino “San Giuseppe” al comando del Capitano Schiaffino Nicolò di Camogli.

All’inizio del 1828 imbarca sul brigantino”Cortese” in qualità di “Scrivano”. E’ questo un momento importante nella vita di Garibaldi; a 21 anni, con la patente di Capitano di Cabotaggio, come suo padre, diventa Ufficiale della marina mercantile. Lo “Scrivano” è infatti il secondo di bordo, l’unico Ufficiale oltre il Capitano.  In sette anni ha percorso tutta la carriera, da mozzo a Ufficiale, e certamente ne è particolarmente fiero. Quello sul “Cortese”, per il Mar Nero, non è un viaggio fortunato. In navigazione viene assalito dai pirati greci che si impadroniscono di ogni bene della nave e dell’equipaggio; Il brigantino riesce però a continuare il viaggio e caricare grano in Crimea.

Costantinopoli – Ancoraggio delle Sette Torri

(Disegno di Gio Bono Ferrari conservato in Museo)

Nel viaggio di ritorno Garibaldi si ammala gravemente e deve essere sbarcato a Costantinopoli, il 24 agosto 1828, per essere ricoverato in ospedale.

Guarito, rimane per tre anni a Costantinopoli dove esiste una numerosa colonia italiana, genovese specialmente, nei quartieri di Galata e Pera.

Ormai Garibaldi è in patriota, imbevuto dalla spirito della “carboneria” , e trova a Costantinopoli un numeroso gruppo di rifugiati  politici di varie nazionalità, che si incontrano in alcuni  circoli dove hanno fatto presa le idee dei “sansimonisti”, seguaci del Conte Claude-Henri de Saint Simon, teorico del socialismo, che affermava: “l’uomo, il quale facendosi cosmopolita adotta l’umanità per patria e và ad offrire la spada e il sangue ad ogni popolo che lotta contro la tirannia è più che un soldato; è un eroe!” E su questo principio Garibaldi baserà le sue azioni future.

Per mantenersi insegna italiano, francese, matematica e calligrafia (è molto bravo in questa materia e mal sopporta le lettere scritte con brutta calligrafia).

L’Ambasciatore del Regno di Sardegna, sentito di questo giovane connazionale che vive a Costantinopoli, pensa di assumerlo come istitutore delle sue figlie.  Garibaldi accetta e si impegna nell’insegnamento di queste materie che sono particolarmente utili alle giovani donne che intendono fare il loro ingresso nell’alta società. Le figlie dell’Ambasciatore finiscono però con l’innamorarsi del giovane Ufficiale e l’Ambasciatore, da buon diplomatico, non solleva un polverone, ma lo imbarca sulla prima nave di passaggio. Questo aneddoto ci è stato raccontato a Camogli nel 2007 dalla sua pronipote Anita, quando venne ricordato nell’Aula Consiliare il 200° anniversario della nascita di Garibaldi. Non vi è quindi alla base alcun documento ufficiale, solo qualche allusione trovata tra le tante carte rinvenute nella sua casa di Caprera dopo la sua morte.

Brigantino “Nostra Signora delle Grazie”

Disegno di Gio Bono Ferrari esposto in Museo

La nave di passaggio è il brigantino Nostra Signora delle Grazie del Capitano e Armatore Antonio Casabona di Camogli, sulla quale imbarca come scrivano.

All’arrivo a Genova il Capitano Casabona sbarca per meglio seguire gli affari della sua flotta e lascia il comando   del brigantino a Garibaldi per viaggi nel Mar Nero con carichi di grano.

COSI’ GARIBALDI ASSUME IL PRIMO COMANDO, IL PUNTO PIU’ ALTO NELLA CARRIERA DI OGNI CAPITANO,  SU UNA NAVE CAMOGLINA E QUESTO LO LEGHERA’ PER TUTTA LA VITA DI SINCERO AFFETTO PER LA NOSTRA CITTA’.

Nel 1832 Garibaldi ottiene la patente di “ Capitano di 2.a classe”.  Imbarca ancora come secondo sul brigantino La Clorinda per viaggi nel Mar Nero e nel vicino oriente.

Nel 1833 sbarca per compiere il servizio militare e viene imbarcato come marinaio di 3.a classe sulla nave corvetta a vela di 1° rango Euridice, con il nome di battaglia di Cleombroto.

Euridice

Nave corvetta a vela di 1° rango

Nella Marina Militare del Regno di Sardegna, tutti i marittimi della Marina Mercantile dovevano prestare cinque anni di servizio, ma il periodo poteva essere scelto nell’età compresa tra i venti e i quarant’anni.

In questa scelta di Garibaldi di arruolarsi, proprio nel periodo in cui era avviato ad una  brillante carriera di comando, c’è un motivo preciso.  Mazzini, che nel 1831 aveva fondato a Marsiglia la “Giovane Italia”, sta organizzando una sollevazione popolare nel Regno di Sardegna, che dovrebbe essere supportata dall’arrivo in Piemonte di volontari rifugiati all’estero, attraverso la Svizzera e la Francia e Genova avrebbe avuto il suo punto di forza nella rivolta della flotta.

La sommossa progettata da Mazzini fallisce per il  tradimento del Generale Gerolamo Ramorino e Garibaldi, il 4 febbraio 1834, è costretto a fuggire a Marsiglia inseguito da un mandato di cattura con pena di morte.  A Marsiglia trova temporaneo rifugio sul brigantino genovese Assunta.

Alla partenza del brigantino, rimasto in città, per mantenersi prende imbarco sul brigantino Unione, che effettua viaggi da Marsiglia a Odessa, ma il rischio è troppo grave; se la nave dovesse toccare un porto del Regno di Sardegna per avaria, rilascio o necessità di approvvigionamento ,  Garibaldi verrebbe  catturato e la condanna a morte potrebbe essere eseguita.

Nel settembre del 1835 imbarca sul brigantino francese Nautanier, diretto a Rio de Janeiro, dove giunge tra novembre e dicembre.

Stemma dello

Stato di Rio Grande do Sul

A Rio si incontra con un gruppo di esuli italiani, come lui aderenti alla “Giovane Italia”, e con il loro aiuto acquista un vecchio peschereccio di 20 tonn. che chiama Mazzini.

In quel periodo è in corso la guerra per la secessione e l’indipendenza dall’Impero del Brasile dello stato di Rio Grande Do Sul. Garibaldi sente forte il dovere di accorrere in aiuto dei Riograndesi che hanno costituito la Repubblica di Rio Grande do Sul e, ottenuta la “patente di corsa”  il 4 maggio 1836, diventa corsaro; con il suo piccolo Mazzini dichiara guerra all’Impero del Brasile!

Gli anni da corsaro tra il 1836 e il 1841 sono durissimi.  Garibaldi venuto a capo di una piccola flotta sulla quale sono imbarcati numerosi italiani, a lui fedelissimi, attacca le forze brasiliane sia a terra che in mare, rendendo così difficili le rotte commerciali della Spagna, alleata del Brasile, a tutto vantaggio delle navi inglesi che non vengono mai attaccate.

Nel 1841 si conclude il sogno di indipendenza della Repubblica di Rio Grande do Sul che però otterrà una larga autonomia, della quale gode ancor oggi, e Garibaldi rimane per i riograndesi un eroe nazionale.

     Montevideo

Monumento a Garibaldi 

Dopo una lunga, avventurosa fuga  Garibaldi trova rifugio a Montevideo.  Anche qui trova una difficile situazione politica e sente il dovere di intervenire.  L’indipendenza dell’Uruguay  è fortemente minacciata dal dittatore argentino Juan Manuel Rosas, che intende sottomettere le repubbliche del Paraguay e dell’Uruguay per diventare padrone incontrastato della foce del Rio della Plata e dell’immenso comprensorio del Rio Paranà e del Rio Uruguay.

Ottenuta la “patente di corsa” dal governo dell’Uruguay, che gli affida la sua  piccola flotta sia fluviale che oceanica, ingaggia numerose battaglie e  scorribande che tengono impegnate le forze argentine. Dimostra ancora le sue grandi capacità marinare sui grandi fiumi, dove la navigazione è particolarmente difficile, procurando notevoli  perdite al nemico.

Conclusa vittoriosamente la guerra con l’Argentina, con la battaglia di S. Antonio nel 1846, Garibaldi rimane  a capo della flotta dell’Uruguay sino al 1848 quando, con 78 legionari che lo hanno seguito fedelmente nella sua avventura Sud Americana, rientra in Italia con il brigantino Bifronte dell’armatore Gaetano Gazzolo di Nervi.

Per i servizi resi alla nazione la città di Montevideo erigerà in suo onore uno  splendido monumento in una grande piazza in vicinanza del porto con questa iscrizione: “MONTEVIDEO A GARIBALDI JEFE DE LAS FUERZAS NAVALES DE LA REPUBLICA – 1842/1848” 

Arrivato a Genova il 23 giugno 1848 partecipa attivamente ai moti che nel 1849 portano alla costituzione della Repubblica Romana ma conclusa questa entusiasmante, seppur breve avventura, è ancora costretto all’esilio e trova rifugio a New York, dove incontra un nutrito numero di compatrioti che cercano di aiutarlo.  Svolge diversi lavori con scarso successo. Diventa anche socio di Antonio Meucci nella sua fabbrica di candele, ma anche qui gli affari non vanno bene

I molti amici italiani sanno che la professione di Garibaldi è quella di Capitano Marittimo e l’Armatore De Negri, di chiara origine camogliana, acquista il brigantino a palo Carmen, lo iscrive al Compartimento Marittimo di Callao, con bandiera peruviana, e ne affida il comando a Garibaldi.

Il 10 gennaio 1852 parte da Callao con un carico di guano per la Cina e arriva a Canton dopo 93 giorni di navigazione. Dopo varie difficoltà per la vendita del guano e il reperimento del carico di ritorno, che lo trattengono nei porti cinesi per oltre sei mesi, riparte per il Perù con un carico di sete e “cineserie”. Per completare il carico tocca anche alcuni porti della Tasmania e dell’Australia e rientra a Callao il 24 gennaio 1853.  Dopo un anno!

Il viaggio successivo è più normale.  Si sposta a Valparaiso dove imbarca lingotti di rame e merce varia per Boston.  Quindi, doppiato Capo Horn, il terribile capo delle tempeste,  giunge a Boston il 6 settembre 1853.

Capo Horn

Ecco che Garibaldi è diventato un “CAPHORNIER”, quasi un titolo nobiliare per i Capitani della marina velica.

Nel frattempo le notizie dall’Italia assumono un grande interesse per il suo spirito patriottico e con un folto gruppo di compagni d’avventura e di ideali decide di rientrare in patria per partecipare a quelli che saranno i prodromi dell’unità d’Italia.

Gli armatori Fratelli Casareto acquistano un bastimento di 1.100 tonnellate, Il Commonwealt, che parte al comando di Garibaldi carico di grano e farina per Londra, il 6 gennaio 1854.

Il Commonwealt  giunge a Londra in soli 26 giorni, un tempo eccezionale, considerando che siamo in pieno inverno nel Nord Atlantico, questo a dimostrazione delle capacità nautiche di Garibaldi.

A Londra Garibaldi viene accolto da una folla festante, non solo di amici e compatrioti che a Londra hanno trovato rifugio, ma dagli stessi londinesi che vedono in lui l’icona della libertà.

Caricato carbone a Tynemouth, rientra a Genova il 7 maggio 1854, dove   il Commonwealt viene ribattezzato Liguria e passa al comando del Capitano Antonio Figari di Camogli.

Il sogno dell’unità d’Italia si sta avvicinando, ma i tempi non sono ancora maturi e Garibaldi riprende a navigare.

Copia del “Libretto di Navigazione” di Garibaldi con il grado di Capitano di 1.a classe

L’8 agosto 1855 Garibaldi ottiene la patente di “Capitano di prima classe”, il completamento di una brillante carriera di Ufficiale della marina mercantile.

 Imbarca come Comandante sul piroscafo a elica Salvatore e compie, con buon successo commerciale ed economico, numerosi viaggi in Mediterraneo.

Con i proventi della navigazione e l’eredità del fratello Michele acquista l’Isola di Caprera dall’inglese Mr. Collins e, con l’aiuto dei figli,  inizia la costruzione della sua casa.

Nel 1858, ormai sistemato a Caprera, ottiene dalla sua amica e ammiratrice Emma Roberts, i fondi per l’acquisto di un cotre  di 42 tonnellate che chiama Emma. Questo barco gli è molto utile per i suoi spostamenti tra l’isola e il continente, ma anche per fare buoni noli; tra gli altri un viaggio da Genova a La Maddalena per il trasporto di un ponte metallico per conto del Genio Militare che gli frutta 311,22 lire tra nolo e cappa.

Antica stampa della

partenza dei Mille da Quarto

Poi la seconda guerra d’indipendenza e la Spedizione dei Mille. Garibaldi non ha più occasione di imbarcare al comando di una nave mercantile.

Il viaggio sul Piemonte, da Quarto a Marsala, durante il quale dimostra ancora la sua abilità nautica, seguendo rotte fuori dell’ordinario per presentarsi quasi all’improvviso davanti a Marsala è un viaggio militare, da Generale. In quella traversata infatti nessuno lo chiama  Capitano.

Qui finisce la storia di Garibaldi “Capitano di mare”, ma non la storia di Garibaldi, che parteciperà ancora a molte avventure.

Si ritira infine sulla sua isola, dove trascorre gli ultimi due anni quasi da infermo, a causa delle ferite riportate in battaglia e da una grave forma di artrosi , assistito con infinito affetto dalla moglie, Francesca Armosino, e dalla figlia Clelia.

Si spegne il 2 giugno 1882 all’età di 74 anni; le sue spoglie riposano nel piccolo cimitero di famiglia sull’Isola di Caprera.

Nel nostro Museo, oltre ai cimeli innanzi ricordati, sono conservati un bellissimo quadro del pittore Domenico Gavarrone e un ottimo modello del brigantino “Dittatore Garibaldi”, costruito nel 1861 a Sestri Ponente per conto dell’Armatore comogliese Giovanni Razetto, detto “Poixetto”, grande amico di Garibaldi, con il quale mantiene una fitta corrispondenza sino alla sua morte. A Camogli si narra che due carati di questo bastimento fossero stati donati dal “Poixetto”  all’Eroe dei Due Mondi, nel segno della loro amicizia.

 

Tomba di Garibaldi nel piccolo cimitero di famiglia a Caprera

 

Modello del Brigantino

“Dittatore Garibaldi”

(esposto in Museo)

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

Pro Schiaffino: Il Brigantino “ Dittatore Garibaldi” -  Edizioni del Museo

G. Garibaldi: Memorie

 

FOTOGRAFIE:

Agenzia Bozzo – Camogli - www.agenziabozzo.it

Museo Marinaro – Camogli

 

----------------------------------------------------------------------------------------------------