In questo solstizio d’inverno concludiamo le manifestazioni legate al

70° anniversario della Fondazione del nostro Museo.

 

Il 6 dicembre 2008 è stata inaugurata la mostra dei disegni originali del Fondatore, Gio Bono Ferrari, che resterà aperta,  nelle sale del Museo,  sino al 6 gennaio 2009.

L’idea della mostra era nata nel mese di giugno, quando i nipoti di Gio Bono Ferrari, Gianni e Camilla Oneto, figli della professoressa Rosa Thea Ferrari e del Comandante Luigi Oneto, donarono al Museo tutti i disegni eseguiti dal nonno ed ereditati dalla mamma.  Si tratta di 153 disegni, raccolti in 40 cartelle, eseguiti con inchiostro di china, in punta di penna, su cartoncini di varie dimensioni, che rappresentano scorci suggestivi della nostra regione, velieri della  marineria camogliese del XIX secolo, porti e rade del Medio Oriente, delle Isole Greche, dell’Egeo e del Mar Nero, particolarmente “battuti” dai nostri bastimenti.

E proprio per questa peculiarità dei soggetti la mostra ha avuto come titolo “LA LIGURIA E LA MARINERIA CAMOGLIESE NEI DISEGNI DI GIO BONO FERRARI”.

La manifestazione è stata particolarmente curata dall’Amministrazione Comunale e dalla Direzione del Museo che hanno preparato due grandi pannelli su tela, che raffigurano un disegno di Ferrari con le indicazioni della mostra, esposti sulla facciata del Palazzo Comunale e all’ingresso del Museo, oltre a locandine e inviti, che hanno dato all’esposizione la giusta rilevanza di “evento”.

 

Gianni e Camilla Oneto, che con la loro generosa donazione hanno notevolmente arricchito la già consistente dotazione artistica del Museo, hanno motivato il loro gesto con la volontà di evitare che i disegni del nonno andassero dispersi, ma venissero invece conservati e valorizzati proprio nell’Istituzione che egli aveva fortemente voluto e realizzata, negli ultimi anni della sua vita, rendendoli fruibili ai camogliesi e a tutti coloro che amano il mare e le sue storie.

 

Dopo una breve introduzione del Direttore del Museo, il Vicesindaco dottoressa Elisabetta Caviglia ha espresso la riconoscenza dell’Amministrazione e della Città per la donazione dei disegni, mentre l’Assessore alla Cultura, arch. Guido Risicato ha parlato delle prospettive future del Museo, inserito anche in un progetto europeo, con i Musei Marinari della Toscana, della Sardegna e della Corsica.

La dottoressa Ilaria Siena, un’amica del Museo, ha  presentato la mostra, non con l’occhio del critico d’arte, ma con lo spirito di chi ama le cose belle e sa parlarne con il linguaggio di tutti.

 

Ecco la relazione di Ilaria:

Stiamo per sfogliare  insieme un album di viaggio: mi piace definirlo un album di fotografie perché, poco prima dell’avvento della fotografia come documento  di viaggio, Gio Bono Ferrari, con carta e matita ha realizzato un racconto di viaggio per immagini fotografiche.

Al posto della pellicola abbiamo carta e cartoncino, mentre il bianco e il nero sono fissati sulla carta a mano, utilizzando prima la matita e poi l’inchiostro a china.

 

Stiamo parlando quindi di disegni, di un racconto per immagini, cui Ferrari affida il compito di salvaguardare la storia marinara di Camogli, la memoria storica dei porti del Mediterraneo che ospitarono i velieri camogliesi insieme ai loro capitani, marinai, le loro imprese, le loro storie.

 

Visiteremo il porto di Salonicco, arriveremo sul Bosforo, sino a Trebisonda e poi indietro, ripercorrendo il Mediterraneo sino al Portogallo.

Luoghi mai visti dal Ferrari,  eppure descritti con una precisione fotografica, grazie al racconto degli amici marinai di Camogli che in quei posti hanno vissuto, lavorato, navigato.

Non a caso, egli non rappresenta  figure umane, animazione: i suoi disegni sono lo sfondo di tante storie di viaggiatori narranti.

La spontaneità con cui sono nati questi lavori si ritrova nella semplicità del materiale utilizzato: fogli, cartoncini, biglietti anche riutilizzati, quindi un fondo poco omogeneo mentre omogenea è la tecnica di esecuzione delle opere: schizzi a matita, definiti successivamente a china.

E’ una tecnica rapida, ideale per cogliere l’immediatezza del racconto, costruendo e definendo i particolari poco alla volta, seguendo il ricordo dei viaggiatori: un quadro che  prende forma  come fosse un identikit.

 

Così appaiono sulla carta velieri all’àncora, moli, scogliere e fari, pinnacoli di basiliche orientali, quartieri di città lontane, accanto a borghi dai tetti d’ardesia di Liguria.

Apprezzeremo il rigore della descrizione, lo studio degli elementi architettonici: quelli esotici come  quelli a noi familiari sono resi nella loro unicità.

La tecnica dell’autore è di qualità: sa ben usare il tratteggio a china, fa un buon utilizzo della prospettiva, sa ben organizzare lo spazio e, soprattutto, i suoi lavori sono pervasi da una luce naturale, grazie a un lavoro di tratteggio rispettoso della teoria delle ombre.

Ferrari intendeva rappresentare il  paesaggio non solo come descrizione di un luogo ma come ambiente in cui natura e uomo convivono. Per questo presta molta attenzione alle trasformazioni che l’uomo nel tempo ha realizzato: porti, quartieri di città, monumenti, strade.

Disegnava bene perché aveva imparato a esprimere le emozioni che i racconti dei naviganti gli suscitavano: per questo è riuscito a rappresentare graficamente in modo così efficace luoghi che per lui appartenevano unicamente alla sfera dell’immaginario.