SOLSTIZIO D’INVERNO   -   22 DICEMBRE 2011

 

COMANDANTE GIUSEPPE GIO’ FERRARI

Vogliamo chiudere le effemeridi  di quest’anno ricordando la bella figura di Comandante e uomo di mare di Giuseppe “Giò” Ferrari che il 19 luglio 2011 ci ha lasciato.

Molto si è scritto al momento della sua dipartita sui  giornali nazionali e sui vari “bollettini” locali, ma i ricordi che il Comandante Giò Ferrari ci ha lasciati sono tanti e qui cercheremo di scrivere tutto quanto ci ricordiamo e che non è ancora stato scritto, ritenendo che tutto ciò che non viene scritto finisce con  l’essere dimenticato.

Giò Ferrari era figlio di Gio Bono, l’autore della “Trilogia della vela”, colui che con i suoi scritti è riuscito a salvare molto della storia bella di Camogli marinara e della Marineria Ligure in generale.

Come il padre era estremamente preciso e ordinato e notava, con  la sua bella calligrafia, tutto quello che riteneva potesse essere di qualche interesse, e proprio pescando in questi suoi appunti, oltre che dai ricordi di tante lunghe chiacchierate, vediamo di svelare tutte le sfaccettature di questo Comandante bravo, colto e intelligente.

SMG. BANDIERA

Giò era nato il 19 luglio 1918, e da buon camoglino si era diplomato Capitano all’Istituto Nautico nel 1937.

Mentre era studente fu di grande aiuto al padre che, negli anni trenta, aveva iniziato a raccogliere, nei fondi della villa dove abitava,  il materiale che, pulito, spolverato, rassettato e sistemato, formerà il primo nucleo del futuro “Museo Marinaro”, che verrà ufficialmente inaugurato e donato al Comune il 14 luglio del 1938.

“Ho mangiou tanta de quella pua in te trabacche de via Lorenzo Bozzo e in ti fondi in gio ao porto!” raccontava parlando di quel periodo, ma si vedeva che era entusiasta sia del lavoro fatto che del successo ottenuto dal padre in questa sua impresa.

Quando era libero dallo studio si impegnava anche come guida del nuovo Museo Marinaro.

Dopo il diploma frequenta il corso di Ufficiale di Complemento presso la Regia Accademia Navale di Livorno (1939/1940).

SMG. SETTIMO

Allo scoppio della 2.a guerra mondiale imbarca sul sommergibile “Bandiera” per missioni nel Mediterraneo.

Il 27 novembre 1941, durante una breve licenza, sposa la maestra Ortensia Razeto, come lui camoglina, e viene poi destinato alla base  sommergibili di Pola.

Promosso Tenente di Vascello compie ben 18 missioni di guerra, con il grado di Comandante in Seconda sui sommergibili Settembrini, Serpente, Marea, Ametista, Settimo.

Colto dall’Armistizio a Taranto,  compie  diverse missioni  con il sommergibile “Settimo”, per conto del Comando inglese, sino al febbraio 1944, quando  viene   congedato ma, con l’Italia divisa in due dal fronte, resterà per 18 mesi senza notizie della famiglia, sino al suo ritorno a casa il 5 maggio 1945.

M/N SESTRIERE

Purtroppo la flotta mercantile italiana è stata quasi completamente distrutta e l’attesa di un imbarco dura oltre un anno.

Finalmente, con l’attuazione del piano Marshall, che assegna all’Italia 50 liberty per la ripresa dei traffici marittimi, nel 1946 trova imbarco sul P.fo “AIDA LAURO”, dopo un fortunoso viaggio sulla M/n Sestriere, sulla quale si trovano imbarcati 50  equipaggi diretti in America, con sistemazioni di fortuna estremamente disagevoli, considerando cha la Mn/ Sestriere era una nave da carico, una delle poche sfuggite all’affondamento, nonostante un pressante impiego per tutta la durata del conflitto.

L’imbarco sul P.fo “Aida Lauro” dura ben trentasei mesi ed è l’inizio di una carriera brillante, sempre su navi della flotta Lauro, prima come Ufficiale e Comandante e infine come dirigente della Compagnia stessa, con vari incarichi di alta responsabilità in tutti i porti del mondo toccati dalle navi della flotta Lauro.

Infine tra il 1971 e il 1980 diventa responsabile della programmazione delle crociere delle grandi navi da passeggeri “Achille Lauro”e “Angelina Lauro”.

P.fo AIDA LAURO

TN/ ANGELINA LAURO

Tn/ ACHILLE LAURO

Nel 1980 conclude la sua lunga carriera, dopo 34 anni di ininterrotto servizio sempre con la Flotta Lauro, e di questo va particolarmente orgoglioso.

Questa a grandi linee la storia del Comandante Giuseppe Giò Ferrari.

Ma adesso è bello spulciare i suoi appunti e qui si trovano dati che hanno dello straordinario:

-        

Miglia percorse su navi della Marina Mercantile:

 

1.291.718

Miglia percorse su navi della Marina Militare:

 

28.132

Totale miglia percorse:

 

1.319.850

Carico trasportato su navi mercantili:

Tonn.

2.517.626

Di cui:

 

 

Carbone

Tonn.

1.088.943

Minerale di ferro

Tonn.

501.370

Cereali

Tonn.

403.245

Bauxite

Tonn.

228.695

Merce varia

Tonn.

151.211

Fosfati

Tonn.

65.747

Tavolame

Tonn.

17.160

Allumina

Tonn.

11.520

Gesso

Tonn.

10.410

Zucchero

Tonn.

10.120

Zolfo

Tonn.

10.105

Minerale di cromo

Tonn.

10.100

Cemento in sacchi

Tonn.

9.000

 

MOLLERHAVEN (NORVEGIA)

FARO DI BELL BAY (TASMANIA)

Pensiamo che nessun altro Capitano abbia mai tenuto un conto così aggiornato e preciso. Inoltre se si considera che l’equatore misura 21.638,8 miglia, viene a girare la testa pensando a quante volte Capitan Ferrari ha compiuto il giro del mondo.

Ma spulciando i suoi appunti le curiosità non sono finite; durante i suoi viaggi è approdato in 76 nazioni e 43 Capitali di Stato.  Inoltre ha attraversato 46 volte l’equatore, 27 volte il 180° meridiano (il meridiano del cambiamento di data), ha raggiunto la massima latitudine nord a Mollerhaven in Norvegia (79°15’ N) e la massima latitudine sud a Bell Bay in Tasmania (41°10’S).

CANALE DI PANAMA

CANALE DI SUEZ ripreso da un satellite della NASA

E ancora ha compiuto 164 traversate dell’Oceano Atlantico, 28 dell’Oceano Pacifico, 6 dell’Oceano Indiano.

Ha inoltre effettuato 94 passaggi dello Stretto di Gibilterra, 62  del Canale della Manica, 25  del Canale di Panama, 4  del Canale di Suez, 12  dello Stretto dei Dardanelli, 8  del Canale di Kiel.

E infine ha navigato su questi fiumi: Mississipì, Orinoco, San Lorenzo, Elba, Saguenay, Ems, Maas, Schelda, Humber, Tamigi, Senna, Delaware, Demarcava, Maroni, Paranà.

Naturalmente, come il padre era un attento studioso della marineria ligure, con particolare attenzione a Camogli.  Tra le tante carte consultate ci è capitato tra le mani un opuscoletto, scritto a mano da Giò, dal titolo:

 Comandante MARTINO RAZETO – Viaggio inaugurale Mn/”San Giorgio I”.

Del Comandante Martino Razeto aveva scritto con entusiasmo il padre: “ …. Camogli, questa bella Camogli, che seppur così piccola vanta tanti ineguagliabili primati marinari, ne ha uno che deve al Cap. di L.C. Martino Razeto. Infatti fu affidata proprio a lui (trentaquattrenne) il comando della prima motonave italiana, la “San Giorgio I°” che iniziò e inaugurò la prima linea di navigazione mercantile italiana, via Panama, con le Repubbliche dell’Equador, del Perù e del Cile.

Il Cap. Martino Razeto fu scelto dalla Società Armatrice per le sue capacità nautiche, commerciali e marittime; per la sua signorilità, diplomazia e padronanza delle lingue estere.

Fu il primo a far conoscere in Sud Pacifico i motori marini della Fiat, la nave costruita dall’Ansaldo, gli ausiliari e le attrezzature costruite interamente dall’industria metallurgica italiana nel 1919 subito dopo la grande guerra, come pure il sobrio e funzionale arredamento della nave.

L’inizio della nuova linea fu molto importante per l’economia italiana, perché i prodotti ed i manufatti trasportati erano tutti di produzione nazionale. Si può dire che iniziò da allora la penetrazione commerciale italiana nelle nazioni centro e sud americane del Pacifico che in precedenza erano quasi esclusivo mercato dei tedeschi con il predominio dell’Hansa Line e dell’American-Hamburg Line.

Nel suo viaggio inaugurale il Comandante Martino Razeto ricevette sulla “San Giorgio I°”le più alte Autorità dell’Equador e del Perù nonché le persone più significative delle nostre collettività italiane.

A Valparaiso poi ebbe la visita a bordo del Presidente della Repubblica del Cile Sr. Leguia con seguito diplomatico, militare ed ecclesiastico.

A Valparaiso fu offerto dalla Società Armatrice un banchetto di oltre 150 coperti alle Autorità marittime, operatori marittimi ed importatori del quale il brillante C.te Martino Razeto fu anfitrione …..

 

A Buenos Aires il nostro Comandante Giò ha la fortuna di assistere alla proiezione di un breve filmato sull’avvenimento e riporta le sue impressioni con questi disegni a matita:

 

  

 

a cui aggiunge alcune annotazioni:

LA MASCOTE DEL BARCO: Trattasi del cagnolino adottato dall’equipaggio e di nome “Balboa” perché raccolto transitando Panama.

Dopo un paio d’anni di imbarco con il C.te Razeto il cagnolino finì a Camogli. Era un animaletto pestifero!

Da un poggiolo di Via Lorenzo Bozzo abbaiava a tutti i treni in transito rovinando la quiete dei condomini e fu spesso vittima della guardia comunale “Scarpaleggia” per le sue incursioni in paese.

Per le sue intemperanze finì in una tenuta agricola di Camaiore. Lui che aveva navigato e amato la gente di mare finì terrone…. Poverino!

 

NOTE

-         Al Cap. M. Razeto, primo Comandante della M/n “San Giorgio I”, la Società ANSALDO costruttrice della nave donò un portasigarette d’oro massiccio con incisa dedica e data dell’avvenimento.

-         La Soc. FIAT MOTORI per il viaggio inaugurale donò al Comandante Razeto un orologio cronometro

d’oro da tasca a doppia cassa “Longines”con incisa dedica.

-          Il C.te Razeto Martino fu in seguito nominato “Cavaliere della Corona d’Italia” da S.M. il Re Vittorio Emanuele III.”

 

Nel nostro Museo conserviamo una targa in memoria dell’avvenimento, donata dallo stesso Com.te Martino Razeto, con questa dedica:

Alla Italica Nave

Uscita Dai Magli Della Vittoria

ANSALDO SAN GIORGIO I°

Sulle Onde Dell’Oceano Pacifico

Avanguardia

Del Lavoro e Del Commercio

Della Patria Rinnovellata

IL CLUB ITALIANO DI REGATE DI VALPARAISO

Dedica

Settembre 1919

 

Certo ci sarebbero ancora tante cose da raccontare del Comandante Ferrari, ma pensiamo che quanto abbiamo riportato ce lo faccia sentire più vicino e, soprattutto, mantenga vivo il suo ricordo nella nostra Città, che lui ha tanto amato.

Completiamo con un ultimo dato che consideriamo importante; nel nostro Museo sono esposti ben 93 reperti donati da Giò Ferrari e sotto tutti è ben visibile un cartiglio che porta il suo nome.

  

 

Bibliografia: Un secolo di mare – Società Capitani e Macchinisti Navali – Ed. Me.Ca Recco 2004

                   Appunti del Com.te Giuseppe Giò Ferrari.

 

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