SOLSTIZIO D’INVERNO - 21 Dicembre 2012

 

IL BOCCAPORTO

 

Trent’anni fa, il 21 agosto 1982, presso la  sede del Museo Marinaro, il  professor Nino Lamboglia, la sua assistente dott. Francisca Pallarès e la professoressa Piera  Melli, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, specialisti in archeologia subacquea, presentavano il reperto noto come “Boccaporto”.

La rada di Fiumicino

Questo manufatto, per certi aspetti misterioso, fu donato al  Museo alla fine degli anni ’70, dal Com.te Cesare Roscasco che ne era entrato accidentalmente in possesso quando lo stesso rimase  incattivato nelle marre dell’ancora del P.fo “EZILDA CROCE”, al suo comando, nella rada di Fiumicino.

In un primo momento l’oggetto,  considerato di nessuna importanza, era stato riposto nella cala del nostromo, come spesso avviene in questi casi.

Successivamente, al suo sbarco, il comandante Rosasco lo aveva sistemato nel giardino della sua abitazione, ma resosi conto della potenziale importanza storica del reperto, ne aveva denunciato il ritrovamento alla Soprintendenza ai Beni Culturali e si era addivenuti alla determinazione, in accordo con il Com.te Pro Schiaffino, allora Direttore del Museo,  di sistemarlo ed esporlo  provvisoriamente in una  sala del Museo, in attesa di accertarne l’epoca e la funzione.

Si tratta di un reperto in lega di piombo e rame delle dimensioni di cm. 63x63x10 con uno spessore di circa 7 mm. (  forma pressoché simile al coperchio di una grande scatola).

Su due dei risvolti sono ben modellati e  visibili due delfini in altorilievo, mentre su un altro dei risvolti è modellato, con la stessa tecnica, un fallo umano.

L’appellativo di boccaporto è venuto naturale, in quanto pare evidente la sua funzione di copertura di un accesso dalla coperta al ponte sottostante o alla stiva; considerata però la finezza delle sculture si è pensato anche  che possa trattarsi di un’ara sacrificale, appartenuta a una nave romana del periodo tardo Augusteo.

Il 2 luglio 2008 una commissione della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Liguria, diretta dalla dottoressa Lucia Gervasini, composta dal dottor Piero Dell’Amico, archeologo subacqueo di grande esperienza,   e dal  Sig. Carlo Brizzi, ha effettuato un lungo e attento esame del reperto per stabilirne l’età, la  composizione della lega, la permanenza in acqua  e ogni altra caratteristica possibile,   affidandone ufficialmente la custodia al nostro Museo.

Al reperto è stato assegnato il n° 47014 dell’Inventario di Stato.

Com.te Cesare Rosasco

Sulla sua funzione è possibile sviluppare alcune considerazioni, grazie alla buona conoscenza della rada e del porto di Fiumicino. Il reperto doveva appartenere a una nave romana, che con  cattivo tempo tentava di entrare nella foce del Tevere per trovare ridosso, o forse perché Roma era davvero la sua destinazione. Poiché con burrasche forti da maestrale o da libeccio le onde, incontrando i bassi fondali alla foce del Tevere, assumono notevoli dimensioni,  è probabile che la nave si sia traversata al mare e rovesciata o abbia toccato un basso fondale, che ne causò l’affondamento. E’ da escludere che la nave fosse in uscita perché, con tempo avverso, nessun  nocchiero avrebbe lasciato il fiume per il mare aperto.

Per quanto riguarda la finezza della  lavorazione del reperto, tenuto conto che per  la copertura di un piccolo accesso sarebbe stato sufficiente un boccaporto di legno o al massimo di ferro, lavorato in maniera  grossolana, siamo propensi ad attribuirgli una funzione più nobile, ad esempio di ara sacrificale; tuttavia, pensando alle splendide ville romane sulle isole dell’Arcipelago Ponziano e dell’Arcipelago Toscano, non è da  escludere che qualche ricco romano avesse anche una nave con finiture prestigiose, nel qual caso un boccaporto come il nostro potrebbe essere la chiusura della discesa alla lussuosa cabina dell’armatore …. un elegante yacht di duemila anni fa.

Riteniamo particolarmente interessante conoscere un po’ meglio il Comandante Cesare Rosasco che ha donato al nostro Museo un reperto così importante.

P.fo Mauro Croce

Domenica del Corriere

Cesare Rosasco nacque a Genova il 22 gennaio 1892. Conseguito il diploma di Capitano Marittimo nel 1910 iniziò la sua lunga carriera sul mare imbarcando, come mozzo, su un mercantile e percorrendo poi tutti i gradi della sua brillante carriera, che lo vide comandante di unità passeggeri di grande tonnellaggio.

Assolse l'obbligo di leva nella Regia Marina, dall'ottobre 1912 all'ottobre dell'anno successivo, e venne posto in congedo con il grado di Sottocapo Timoniere.

Partecipò al primo conflitto mondiale imbarcato su unità mercantili requisite e armate, meritandosi una Croce di Guerra al V.M. (Mediterraneo Occidentale 1917).

Al termine del conflitto prestò continuativamente servizio su unità mercantili della Società Nazionale di Navigazione, prima con il grado di 1° Ufficiale e poi di Comandante.

Durante il secondo conflitto mondiale, nuovamente al comando di unità mercantili requisite e armate, si distinse particolarmente a Tobruk quando, al comando del piroscafo Ezilda Croce, carico di munizioni, riuscì a spegnere un grosso incendio provocato da spezzoni incendiari lanciati dal nemico e a porre in salvo l'unità con il suo prezioso carico. Nel giugno 1942, al comando del piroscafo armato Mauro Croce, di 600 tsl., in navigazione da Genova a un porto spagnolo, fu attaccato da un sommergibile inglese che danneggiò gravemente l'unità. Benché ferito si portò personalmente al pezzo e riuscì ad avere ragione dell'avversario, che si allontanò con gravi avarie a bordo. Riuscì poi a porre in salvo la sua nave, dirigendo sul porto spagnolo di Sagunto.

Per questa azione gli venne conferita la medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

Medaglia d'oro al V.M.

Croce di bronzo al V.M.

Comandante di un piccolo piroscafo, attaccato da sommergibile immerso, evitati con la manovra due siluri, con pronta ed accorta decisione immediatamente predisponeva per il combattimento la propria nave, armata con un cannone di piccolissimo calibro, cosicché, appena il sommergibile molto più potentemente armato emergeva, il piroscafo apriva il fuoco a breve distanza.

Colpita la sua nave da numerose cannonate, sotto incessanti raffiche di mitragliera, caduti ai suoi piedi il timoniere e la vedetta, rimasto solo sul ponte di comando, non potendo governare dalla plancia, per sopravvenuta avaria alla trasmissione, benché gravemente ferito ad una gamba, scendeva nel locale sottostante e manovrava direttamente la macchina del timone. Saldo nel proposito di salvare, oltre l'equipaggio, anche la nave, rinunciava a portarla in costa. Con alta e ferma parola e con il proprio eroico contegno, incitava l'equipaggio militare e civile a continuare a distanza serrata l'impari combattimento fino a quando il sommergibile, a causa di ripetuti colpi ricevuti, non desistette dalla lotta.

Stremato di forze, ma sorretto da ferrea volontà, portava in salvamento la sua nave crivellata dai colpi, con i suoi morti, con i suoi feriti, fulgido esempio delle più elette virtù marinare e guerriere.

Mediterraneo Occidentale, aprile 1943

Com.te Cesare Rosasco

Dal 1945 al 1957 ricoprì la carica di Capo Pilota del Porto di Genova e in seguito assunse la Presidenza della Federazione Italiana del Corpo dei Piloti e la Presidenza della Società di Navigazione Cristoforo Colombo.

Il Comandante Cesare Rosasco è morto a Roma il 19 febbraio 1977.

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA: Documenti del Museo.

Rivista Marittima - Ed. Ministero della Difesa.

FOTO: Osvaldo Ciotti.

Museo Marinaro “Gio Bono Ferrari”.

Rivista Marittima

La Domenica del Corriere - Anno 45 N. 25 - 20 giugno 1943.

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