GLI STRUMENTI NAUTICI

 

Nel Museo sono raccolti molti strumenti che venivano usati a bordo alle navi e che formavano il bagaglio dei Capitani e degli Ufficiali; di tutti questi strumenti sono riportati i nomi dei proprietari e dei donatori. È questa un’ ulteriore proprietà di questo nostro Museo: la distinta rappresentata da un numero così alto di Ufficiali camogliesi che hanno navigato con valore su tutti gli oceani.

 curiosando tra le vetrine, troviamo:

 

 

Dodici Bussole magnetiche.

Rappresentano uno dei più antichi strumenti usati per la navigazione, con la linea di fede che indicava la prua della nave. I naviganti grazie ad essa sono riusciti da sempre a trovare la giusta rotta sul mare.

 

 

 

 

Ecco uno dei cinque barometri torricelliani a mercurio custoditi nel Museo.

Sono costituiti da una canna barometrica protetta da una custodia, ove sono posti un termometro annesso per misurare la temperatura ambiente e un nonio scorrevole che permette la misura della pressione.

 

 

 

 

Otto cannocchiali telescopio di Galilei.

Permettevano di scrutare l'orizzonte ed i particolari delle navi anche a grande distanza

 

Cinque antichi cronometri.

Permettevano, con la loro precisione, di ottenere la longitudine della nave anche in mezzo all’oceano, prima conquista dell’uomo alla navigazione moderna.

 

Due Martilogi o Renard, sottospecie di strumenti antesignani dei registratori di rotta. Di facile comprensione, utili, anzi necessari quando, nei tempi passati, l’analfabetismo a bordo era molto diffuso.

 

 

 

Due orizzonti artificiali.

 

Erano strumenti usati a bordo da quei Capitani “evoluti”, che riuscivano  ad osservare il sole anche in presenza di scarsa visibilità.

 

 

 

 

Ventisette ottanti, strumenti costruiti sul principio della doppia riflessione.

Sfruttando tale principio l'ottante permetteva osservazioni precise, aveva l’ampiezza di un ottavo della circonferenza (da cui il suo nome) e, grazie al principio ottico su cui si basava, permetteva di misurare angoli fino a 90°.

I Capitani, che lo ritenevano un “ferro del mestiere”, l’avevano acquistato in Inghilterra e lo conservavano con cura nella propria cassetta, perché permetteva di calcolare la posizione della nave  quando erano in mare aperto senza alcuna costa in vista.

 

Venticinque sestanti.

Anche questo strumento a riflessione, atto a misurare gli angoli e in particolare le altezze degli astri e cioè l’angolo compreso tra l’astro medesimo e l’orizzonte, è basato su un teorema di ottica secondo il quale un raggio luminoso che subisce una doppia riflessione in uno stesso piano viene deviato di un angolo che è il doppio dell’angolo formato dalle superfici riflettenti.

Il sestante, che poteva misurare un angolo di 120°, sostituì in tutti i sensi l’ottante e venne nel tempo perfezionato specialmente con l’uso della vite micrometrica che facilitò e rese rapida la lettura.

 

Ci è sorta la curiosità di controllare l’affidabilità degli antichi ottanti con i moderni sestanti e a questo scopo abbiamo fatto una prova, tra le altezze osservate con l’ottante più vecchio esistente nel Museo, Spencer Browing & Rust, costruito verso la fine del 1700 e un Platz di recente costruzione.

Assieme ad un collega abbiamo osservato diverse altezze con i due strumenti, e siamo venuti con meraviglia alla conclusione che la differenza tra le due altezze era di soli due o tre primi.

Sempre l’ottante misurava un’altezza maggiore, che poteva quindi considerarsi un errore sistematico, dimostrazione che anche i vecchi strumenti potevano ritenersi più che affidabili.